Meglio esser liberi o eguali?

Essere eguali non è garanzia di libertà e viceversa.

A questo proposito guardiamo a due esempio piuttosto recenti, uno dei quali ancora attualissimo. Spesso le persone tendono a collegare il tema della uguaglianza con quello della libertà in maniera assolutamente diretta così che ad esse sembra che votare per riforme con tali propositi garantirà loro anche di essere liberi. Questo è stato più o meno il proposito di un’intera generazione a partire dalle opere rivoluzionarie di Marx. Egli in sostanza affermò, nei suoi scritti, che, solamente quando il comunismo si fosse diffuso come vero ed unico sistema economico-politico si sarebbe potuta infine forgiare la figura dell’ “uomo totale” ovvero l’individuo completamente libero dalle catene delle ideologie e della falsa coscienza.

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MARX

Il fatto è che fin dai suoi stessi scritti sorge una contraddizione spontanea, per  giungere a questa nuova fase egli prevede che per  un certo periodo sorga ed emerga una vera e propria “dittatura del proletariato” che, come un’avanguardia leninista, possa guidare l’intera umanità verso l’unica verità. Implicitamente Marx suggeriva la contraddizione ai propri postulati, non è possibile che la libertà si ottenga per mezzo della dittatura allo stesso modo di come l’eguaglianza non può derivare dalla disuguaglianza. Vi prego di non confondere la disuguaglianza con la diversità, sono due concetti simili ma  diversi allo stesso tempo per cui in effetti noi tutti nasciamo uguali, in primo luogo, nella nostra  diversità ma, non è detto che dobbiamo essere necessariamente diseguali.

Un’altra contraddizione implicita può essere analizzata sotto il punto di vista di John Stuart Mill il quale rigettava le teorie utilitaristiche per cui lo Stato si sarebbe dovuto elevare ad entità paternalistica alla difesa del bene comune. Egli faceva notare come non esista nessun bene comune che possa essere individuato se non a partire dalla comunione dei singoli interessi individuali adottando una visione del tutto liberale. Mill faceva dunque della tolleranza uno dei valori fondamentali dell’individuo affinché ognuno potesse discutere del proprio particolare interesse nella formazione della come volontà generale. Il comunismo, nella visione marxista invece, si propone di individuare ciò che è giusto per tutti a partire da alcune, singole, considerazioni individuali. La contraddizione di Marx è dunque che non può esistere libertà senza protezione degli interessi.

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J.S.MILL

La parola eguaglianza di per sé non significa nulla in particolare, potrebbe voler dire ad esempio che tutti siamo similmente liberi ma, anche, ugualmente sfruttati o in schiavitù.

Tornando al tema della libertà, l’esempio più evidente di come quest’ultima non sia veramente sufficiente per essere garante di se stessa deriva dalla nostra stessa società. Il capitalismo che, teoricamente si baserebbe sul liberalismo e, dunque, sulla protezione degli interessi individuali, non ha assolutamente prodotto quella libertà promessa se non sulla carta.

Essendo la specie umana naturalmente diversa e diversificata all’interno della propria specie, appare essere normale che, in base alle condizioni ambientali e sociali, vi saranno sempre alcuni individui avvantaggiati e altri svantaggiati. Così oggi che la cultura e l’intelligenza vengono del tutto valorizzati, allora saranno avvantaggiati coloro i quali posseggono queste doti mentre un tempo, invece, succedeva l’opposto, ad esempio, in epoca romana per accedere alle più alte cariche  politiche occorreva necessariamente aver ricoperto importanti ruoli e mansioni all’interno dell’esercito e dunque essere stati dei bravi e valenti militari. Così appare naturale che in base alla particolare epoca storica, qualcuno troverà più semplice far valere il proprio interesse e qualcun altro lo troverà molto più difficile.

Inoltre vi è anche il problema del fatto che non si è mai partiti da zero nel senso che, nascendo il capitalismo esso ha trovato una società già prodotta con i suoi precedenti rapporti di forza e individui con diverse disponibilità patrimoniali. Presto si sono creati dei veri e propri monopoli che nel tempo hanno precluso la libertà d’azione e di impresa ad altri individui e non perché questi ultimi fossero meno valenti.

Come in una grande fattoria orwelliana, sia nel comunismo che nel capitalismo sono esistiti coloro che tra gli uguali erano più uguali. La libertà è stata fagocitata da una duplice dittatura dell’interesse e del bene comune.

Per ciò io ritengo che l’unico vero modo d’essere doppiamente liberi ed eguali e dunque essere formalmente affrancati dalle volontà altrui sia quello di canalizzare tutti gli interessi individuali verso il bene comune. Un esempio di tale visione si ritrova nel concetto stesso di democrazia dialogica nella visione di Habermas per cui le scelte politiche dovrebbero essere attuate sulla base di un precedente dialogo affrontato negli spazi della società civile in cui tutti possano avere voce in capitolo, quella che oggi però fatica a ritrovare il suo spazio d’azione poiché mi sembra che a nessuno ormai interessi più perdervene  parte.

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HABERMAS