L’etica della moda

Esistono delle certezze che oggi ci appaiono tali mentre un tempo nemmeno esistevano, la moda ne è un esempio. Siamo quasi portati a credere che il termine “moda” sia un qualcosa di connaturato nella normalità della vita umana. Tutti voi mi sapreste dire cos’è la moda poiché, in effetti, ogni cosa oggi viene identificata da un particolare “brand” il quale fa a capo ad una sempre particolare “moda”. Questo consente, ad esempio, la simultanea  coesistenza di diverse tipologie di prodotti che, sulla carta, presentano le stesse caratteristiche.

Per esempio, esistono diverse case produttrici di computer come: Asus, Hp, Mac, Acer etc. ma, alla prova dei fatti, il computer e sempre lo stesso (ovviamente considerando uguali componenti e specifiche tecniche).

Dirò di più. Se un tempo gli individui adattavano la loro vita, il consumo di beni e la produzione degli stessi alle stagioni atmosferiche oggi noi adattiamo queste cose alla “moda”. Per esempio, nel campo videoludico solitamente i titoli cosiddetti “tripla A”, ovvero quelli su cui lavorano gli studi di produzione più famosi e grandi, vengono immessi nel mercato verso la stagione autunnale, tra settembre e novembre questo perché i produttori sanno che i giocatori si sono ormai abituati a questo ciclo. Esiste un vero e proprio ordine cronologico della compravendita in tutti i settori dell’economia, i saldi ne sono l’esempio più evidente. Se le stagioni identificavano i cicli naturali, la moda identifica quelli industriali è la vera e propria protagonista della dimensione temporale della società opulenta industriale.

Diapositiva2.jpg

Sostanzialmente la produzione potrebbe essere avviata in maniera costante ed incessante ma era necessario dettare un ordine specifico e programmatico alle cose. Nessun individuo potrebbe mai comprare  tutto sempre e continuamente perciò ecco il ruolo della moda: razionalizzare e standardizzare i cicli di produzione e consumo. Quando si riflette sulla moda, spesso lo si attua solo ed unicamente dal lato della domanda ma, invece, un’altra fondamentale funzione della moda è quella di dettare i ritmi e i tempi dell’offerta per evitare le crisi di sovrapproduzione. 

Tornando a quanto affermato nelle prime righe di questa digressione, il concetto stesso di “moda” è una idea piuttosto recente. Un tempo le cose funzionavano diversamente poiché il consumo non era virtù bensì un peccato, l’opulenza veniva condannata in virtù della parsimonia. Come viene abilmente descritto nelle righe di “Sapiens, da animali a dei“, in passato il bravo cristiano ci avrebbe pensato dieci volte prima di acquistare un nuovo pantalone e lo avrebbe fatto solo se il paio che indossava si fosse  rovinato irreparabilmente sennò lo avrebbe sicuramente fatto riparare.

gentiluomo2_XVII secolo
La moda nacque e rimase confinata per secoli tra le mura delle dimore dei nobili e nelle corti dei re.

Questa ha inoltre un’altra  importantissima funzione, quella di dettare un ciclo vitale artificiale a quei medesimi prodotti artificiali che in altro modo avrebbero un’esistenza ben più lunga. Quando l’economia girava prevalentemente attorno alla produzione di beni alimentari, questi si deterioravano entro i limiti dei cicli naturali cosicché i commercianti ad ogni stagione avrebbero potuto vendere al mercato la nuova partita.

Ci sarebbero e saranno molte altre cose da dire a riguardo del concetto moderno di “Moda”, ma, per  ora, credo che ciò sia abbastanza per riflettere almeno sul fatto che quando se ne parla si dovrebbero prendere in considerazione altri aspetti che, per certi versi, stanno alla base e sono molto più importanti del consumo stesso il quale in molti casi è l’unico fattore che viene preso in considerazione. La ciclicità indotta dalla moda è, in verità, uno degli aspetti più importanti per il funzionamento del nostro sistema economico al pari del consumo che essa sostiene.

la_advertising.gif