Epilogo: “Fine”

I danni dell’epoca della “modernità diffusa”

Per un attimo ho pensato di voler concludere questo saggio parlando di quelli che sono i problemi generati prevalentemente dal sistema capitalistico-imperialista odierno. Di descrivere quella che è la scomparsa della foresta Amazzonica a seguito dell’inquinamento da petrolio delle compagnie petrolifere americane o a causa della deforestazione. Di come l’inquinamento dei fiumi e dei pozzi d’acqua sia la causa reale dell’estinzione di una miriade di specie animali e vegetali dell’America Latina mentre le tribù indigene di paesi come l’Ecuador sono costrette a emigrare dai luoghi in cui hanno vissuto per secoli. Ma anche del surriscaldamento globale e del conseguente innalzamento delle acque causa, tra l’altro, del fenomeno sempre meno raro dell’acqua alta presso Venezia. Ci sarebbero una miriade di altri esempi che dovrebbero ammonirci e metterci in guarda dai pericoli che noi stessi stiamo producendo al nostro ambiente e, di conseguenza, alle generazioni future. Ritengo però che io non abbia veramente nulla di originale da dire a proposito, non perché non ne abbia la sensibilità ma perché, per forza di cose, ne parlerei da estraneo.

Un giorno ero intento a ritornare dal corso di scuola guida, ricordo che fosse una giornata piovosa ed il sole era già calato. Una miriade di macchine percorreva la strada per imboccare la tangenziale e tornare a casa, dopo il lavoro. Ricordo che, ispirato dalla luce giallognola ed irreale dei lampioni, abbia iniziato a riflettere su tutte quelle persone che in quel momento, un po’ come me, stavano ritornando alla fine della giornata. Decisi quindi di sbloccare il mio smartphone ed aprire il blocco note per condensare quella mia ispirazione in una poesia, come mi è solito fare. Personalmente sono un patito delle frasi lapidarie, quelle che dicono molto con poche parole e viceversa. Considero questa scelta stilistica alla stregua di un viticoltore che decide di concentrare la produzione del suo vigneto in pochi grappoli d’uva cosi da intensificare al massimo, alla fine della stagione, il sapore del vino prodotto. Scrissi quindi questa poesia che ora tanto mi sembra utile a descrivere il rischio maggiore a cui la nostra società incorre. Noi rischiamo di diventare:

Uomini soli tra
Monotoni giorni
D’una vita scontata.

Solitudine

Iniziate a documentarvi sul mondo che vi sta attorno, partecipate alle assemblee comunali nelle vostre città, abbiate una mentalità critica ma non radicalizzatevi mai; siate sempre aperti al cambiamento ma non scordatevi quanto già avete appreso. Sopratutto non crediate di essere dinnanzi ad una cospirazione ai nostri danni perché se essa esistesse, noi stessi saremmo il complotto.