Epilogo: “Il mondo dei nostri figli” (2)

Dalla famiglia al sistema partitico (B)

Come si può notare, sono voluto partire da qualcosa di apparentemente paradossale, ma che invece, se analizzato attentamente, ci mostra come oggi vi sia un problema comune sempre lo stesso, e non mi stancherò mai di dirlo, uguale per ogni ambito della vita umana. Il fatto che vi siano molti divorzi e il fatto che i toni della politica siano sempre più radicalizzati sono indici dello stesso problema, una mentalità basata unicamente sull’interesse può solo che essere nociva. Il successo della politica dei trent’anni gloriosi, nel secondo Novecento, si è avuta come conseguenza della reciproca accettazione di alcuni presupposti fondamentali tra le forze politiche. L’economia si sarebbe basata sui precetti del Capitalismo, al contrario però le politiche pubbliche sarebbero state indirizzate verso la costruzione di un sistema di Welfare. Non possiamo pensare ad una politica, che sia famigliare o nazionale, non importa, che si basi unicamente su una competizione basata sull’interesse.

Le parole dei politici oggi risuonano vuote perché essi ne hanno abusato. Nel corso degli ultimi anni il vocabolario della lingua italiana è stato letteralmente stuprato alla ricerca della parola perfetta, da parte dei politici, quella che finalmente avrebbe potuto differenziare l’uno dall’altro. Parole come libertà, democrazia e nazione sono state completamente svuotate di ogni significato perché nessuno si è dimostrato in grado di saperle maneggiare, nell’intento comune di cavalcare il successo elettorale. Parlando per l’Italia oggi paradossalmente la politica ci insegna che le nostre idee particolari devono essere necessariamente e intrinsecamente diverse e distanti da quelle di chi rappresenta un’altra linea di pensiero ma, guardando ai fatti, poco i politici si differenziano uno dall’altro. In realtà un paradosso non è, chi ha necessità di rivendicare la sua diversità probabilmente lo fa perché nemmeno lui sa chi è lui stesso in un sistema in cui nuovi partiti e coalizioni nascono e si sfaldano ad ogni legislazione. La politica ha forse perso la sua funzione, il motivo della sua esistenza e quindi ora non si riconosce nemmeno in se stessa? Parlando più chiaramente, quale è il senso dell’esistenza di un organismo che nasce come espressione del popolo per governare lo stesso ma che non ha più ne l’appoggio ne la partecipazione di questo?

Vogliamo quindi mostrare come sia assolutamente necessario, se ci teniamo al nostro futuro, abbandonare i toni aspri e la radicalizzazione del conflitto verso una visione più consociativa della respublica. L’instabilità della politica e soprattutto il fatto che i piani per le politiche pubbliche vengano modificati quasi ad ogni governo, in una situazione che richiederebbe invece un’agenda politica di riforme più stabile e duratura, può essere superata solo se si aumenta l’appoggio e il consenso delle proposte oggetto di dibattito in parlamento. Quello che mi auguro è che in futuro avremo politici disposti al dialogo, solo così il conflitto può essere virtuoso e benefico per il paese. Un sistema di attori che si delegittimano costantemente a vicenda nel tempo non ha prodotto altro che la delegittimazione della politica stessa agli occhi dei cittadini. Credo che oggi sia necessario più che mai che i nostri politici giungano a dei compromessi e ad una legittimazione comune. Un dialogo per essere tale ha come presupposto il comune consenso di tutti alla messa in discussione delle proprie idee, solo in questo modo si può parlare veramente di dialogo.


Pubblicherò l’intero saggio a puntate, se voleste sostenermi e/o foste curiosi e voleste leggere in anticipo l’intera opera potete acquistarla al prezzo di 2,99€ qui in formato eBook. Vi ringrazio in anticipo 🙂

La modernità diffusa