Epilogo: “Il mondo dei nostri figli” (1)

Dalla famiglia al sistema partitico (A)

Attualmente, nel momento in cui scrivo questo libro, ho venti anni. Alla mia età, un tempo, si pensava a trovare una persona con cui passare la propria vita ed avere dei figli che potessero continuare il proprio mestiere e la propria tradizione di famiglia. Oggi invece a questa età pensiamo a “diventare qualcuno”, sono sicuro che ora, voi lettori di questo saggio, sarete benissimo in grado di capire perché oggi ci si concentra su questo aspetto e perché un tempo non sarebbe stato possibile. Qualcuno già lo si era appena usciti dal grembo materno, oggi quel qualcuno lo dobbiamo diventare. Voglio fare però uno sforzo di pensiero e immaginarmi qualche anno più grande con una mia famiglia. La mia esperienza di vita già mi pone un primo interrogativo, avrò mai una famiglia?, ne senso tradizionale del termine. Oggi aumenta sempre più il numero di divorziati, la mia storia non ha fatto eccezione.

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La domanda che oggi mi pongo non ha nulla a che fare con le argomentazioni cieche e sorde di chi rivendica la famiglia tradizionale e/o i valori antichi contro la degenerazione del presente, sono ben consapevole che si tratterebbe solo di un anacronismo utile soltanto a creare ancora più caos e confusione. La domanda dunque nasce da una riflessione importante che ho iniziato a pormi da qualche tempo. Il sistema passato prevedeva una chiara distinzione dei compiti e della dimensioni, la donna doveva accudire i figli e badare alla casa, e in questo si autorealizzava, mentre l’uomo trovava il motivo della sua vita altrove, fuori dalle mura domestiche. Ciò che spesso sfugge nella comprensione di questo sistema è che la donna era veramente autorealizzata in questo perché, il sistema dei valori della società, i suoi arcaismi e la religione le davano questo ruolo sociale e in questo trovava la sua felicità. Il pensiero secondo il quale l’essere umano si autorealizza costruendo il suo futuro è una “scoperta” dei moderni, un tempo le cose funzionavano diversamente. Tutto questo per dire che non c’è un sistema migliore e uno peggiore, semplicemente viviamo in tempi diversi e quindi, come affermare la necessità del ritorno alla famiglia tradizionale è un anacronismo, così anche dichiarare che questa era ingiusta è solo una ideologia. Ogni volta che qualcuno vi dirà che qualche cosa è buona o cattiva, state sicuri che quella persona vi vorrà imporre la sua visione del mondo, ne più ne meno. Tornando al presente quindi la dimensione familiare si caratterizza per il fatto che, diversamente dal passato, non vi è più una divisione tra le sfere di competenza, inoltre la stessa creazione di un nucleo familiare non è più un percorso necessario dettato dalla società ma bensì il frutto della volontà di due individualità e, quindi, anche il suo perdurarne.

Proviamo ad analizzare la famiglia con gli occhi di un politico, ci troviamo difronte a due grandi partiti, quello che chiameremo “del babbo” e quello “della mamma”. Un sistema di questo tipo ha fondamentalmente due possibilità, da una parte il partito della mamma potrebbe decidere di non volere alcuna mediazione con il partito del babbo, in questo caso l’unica soluzione possibile è un’alternanza come in tutti i sistemi bipartitici odierni. Fuori dalla metafora la mamma avrebbe in affidamento il bambino durante i giorni lavorativi e il babbo nei weekend, ad esempio. Sarebbero liberi di godersi in modo esclusivo il bambino, ma questa sarebbe la soluzione migliore per lo stesso bambino, quella che lo renderebbe veramente felice?. Questa è la domanda che ci dobbiamo porre. Vi è però un’altra soluzione possibile, un soluzione consociativa, il babbo e la mamma decidono di convergere al centro, decidono di trovare un consenso comune e di “governare insieme” la casa. In questo caso ognuno dei due rinuncerebbe a qualcosa, ma sicuramente farebbe il bene del bambino. Così avviene in politica quando i partiti, piuttosto che ottenere più cariche di governo, decidono di allearsi, aumentando il numero di poli su cui spartire queste cariche istituzionali ma allo stesso tempo essere sicuri che in qualche modo si giungerà a delle soluzioni mediate, non radicali e più vicine ad una ipotetica concezione di bene comune che possa convogliare il maggior consenso possibile.


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La modernità diffusa