La modernità diffusa: “L’evoluzione della politica” (2B)

Il circolo vizioso della politica contemporanea

Tutti questi aspetti sopra elencati, non sono altro che una parte di quel processo di oligarchicizzazione che per la prima volta venne teorizzato nel 1911 da Robert Michels. Egli fu un politologo tedesco appartenente alla corrente dell’Elitismo il quale produsse la “Legge ferrea dell’oligarchia” secondo cui un’organizzazione per rimanere stabile necessita per sua natura di un apparato burocratico gerarchizzato. Ovviamente crediamo che questa non sia la via necessaria per ogni organizzazione, vi sono diversi sistemi di pesi e contrappesi per evitare ciò, primo fra tutti la continua espressione della società civile e la sua capacità di influenzare il dibattito pubblico. Quando però gli stessi cittadini si disinteressano di esercitare un controllo sulle stanze di palazzo in cambio della garanzia delle loro libertà e diritti, un lavoro ed una buon tenore di vita, allora questo processo appare quasi inevitabile. L’organizzazione, il partito, in ogni caso e occasione, tende a svolgere quelle attività necessarie alla sua sussistenza.

Oligarchia
Oligarchia

Nell’ipotesi di un elettorato attivo, il quale vuol far valere i propri diritti, allora al fine della sua stessa sopravvivenza l’organizzazione è in qualche modo costretta a tenere conto della loro volontà, pena la perdita di consenso e la dissoluzione dell’organizzazione. Nel caso invece di un sostanziale disinteresse dei cittadini, il partito non ha più la necessità di occuparsi del sociale per mantenere vivo il consenso e a sua volta se ne disinteressa. Inoltre, senza un controllo ideologico a filtrare la linea politica dell’organizzazione, essa tenderà ad abbandonare le cause ideali per abbracciare quelle di interesse. Un esempio che congiunge a pennello l’idea di post verità e di quanto detto sui partiti di interesse è l’affermazione di Alfano, leader di Alternativa Popolare, per ciò che riguarda l’appoggio allo “Ius soli”. Egli ha affermato infatti di ritirare il suo appoggio perché questo sarebbe un regalo al centro destra, che ha annunciato di voler nel caso indire un referendum abrogativo.

Essendo vicini alle prossime politiche, si nota come i leader di partito preferiscano concentrarsi nel raccogliere consensi, ed evitarne soprattutto la perdita, piuttosto che perseguire un qualche modello ideale, non capendo però che è proprio per questo motivo che essi faticano a mantenere un elettorato fidelizzato. Inoltre lo stesso Ius soli, è un classico esempio di post verità. La credenza comune, seppur falsa, è che questa legge sia direttamente connessa all’aumento dell’immigrazione in Italia e questo basta per influenzare le scelte politiche.

Come detto fin ora, la sovrastruttura appare sempre più frammentata in più sub universi di significato. Questa è la ragione per cui si sta assistendo anche ad una rinascita dei regionalismi in molti paesi, come in Spagna, Italia o Inghilterra. A questo proposito è bene citare che tra le varie determinazioni particolari dei partiti di interesse esistono, a supporto di questa tesi, i così detti partiti etnoregionalisti i quali spingono verso la progressiva indipendenza o autonomia di particolari territori all’interno degli stati e ne fanno la loro bandiera. Un esempio italiano è la Lega Nord all’inizio della sua comparsa nella scena politica.

Lega_Nord
Da notare “Padania”

Una delle caratteristiche più rappresentative di questo processo è la personalizzazione del sistema politico. Tale personalizzazione però oggi appare molto fragile e priva dell’alone carismatico di alcuni grandi figure leader della politica passata come potrebbe essere De Gaulle oppure Churchill, entrambi considerati alla stregua di salvatori della patria. Dunque il sistema politico, non gravitando più attorno ad un sistema ideologico strutturato, trae la sua legittimazione nella figura dei leader di partito i quali riflettono l’accentramento del potere dei partiti, dall’altra i cittadini tendono sempre più a votare per quello che più di tutti riesce a garantire per la risoluzione dei loro problemi contingenti. I partiti di interesse, però, nascondono una fragilità intrinseca data da due fattori.

I primo luogo perseguendo un linea d’azione al presente che si concentra su singoli problemi di interesse comune, ricorrendo nella maggioranza dei casi a promesse demagogiche e populiste (per garantirsi il voto e “niente di più”). Queste organizzazioni tendono a suscitare negli elettori un senso di delusione quasi immediato ciò perché ovviamente spesso basano la loro campagna su proposte al limite del realizzabile. Inoltre, il fatto stesso che si basino su un leader il quale, non è legittimato da altro che dall’impressione che in quel momento riesce a trasmettere ai cittadini, gli rende intrinsecamente instabili. Soprattuto considerando che oggi gli elettori hanno profonda sfiducia per la politica è chiaro come al primo errore o passo falso del politico di turno il castello di carte possa inesorabilmente cadere. Ciò che manca alle figure di leadership moderne è la presenza di una ideologia strutturata alle loro spalle o, in ogni caso, di una legittimazione che vada oltre da quella del loro successo nell’immediato. I leader politici odierni sono delle vere e proprie “bolle speculative”, è raro che valgano realmente le aspettative.

L’ultimo processo di questo circolo vizioso è la conseguenza finale di tutti questi agenti, conseguenza che si accomuna a tutti gli altri aspetti della società dei consumi. La politica dei partiti di interesse è destinata ad un processo di “settificazione”, ossia di trasformazione in setta, ciò che nel gergo del mestiere rappresenta il termine “casta”. Più la politica diventa un sub-universo di senso con regole sue, con le “regole di palazzo”, più è destinata ad allontanarsi dalla popolazione. Allo stesso modo il processo si completa quando questa diviene un settore di investimento delle grandi lobby, uno come tanti. Questo avviene oggi negli Stati Uniti, per fare un esempio, dove le primarie e le presidenziali costano centinaia di milioni di dollari e il finanziamento economico di terzi è una necessità strutturale del sistema. In questo modo è la stessa società a negare le condizioni per una partecipazione democratica alla competizione per le cariche istituzionali.

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LOBBY

Vogliamo spendere quindi alcune parole conclusive a proposito del modello di “partito cartello” e di “partito di interesse”. Una delle caratteristiche di questa trasformazione, rispetto ai “partiti mainstream” di massa è sicuramente il fatto che questi nuovi attori della politica contemporanea appaiono spesso lontani dai bisogni della popolazione, come già specificato precedentemente. Essi inoltre tendono a dividersi tra di loro le risorse pubbliche disponibili, eventualmente cercando di aumentare anche i finanziamenti pubblici, ma rimanendo soprattutto in serrata competizione. Tale competizione si svolge sia tra i partiti parlamentari ma, anche, con il resto dei partiti elettorali, ossia quelli che non ottengono seggi in parlamento. I partiti cartello dunque cercano di evitare che nuovi attori ottengano rappresentanza parlamentare proprio per limitare la divisione delle risorse pubbliche. Questo modello di sistema politico è profondamente dannoso per la società infatti, un sistema di questo tipo può essere considerato alla stregua di un oligopolio in microeconomia. Come sappiamo dalla “teoria dei giochi”, quando pochi attori si influenzano a vicenda e devono prendere decisioni in base alla previsione sulle scelte altrui, spesso giungeranno a delle conclusioni inefficienti e soprattutto svantaggiose per la società nel complesso (oltre che per loro stessi). Proprio come i partiti cartello, anche le imprese in oligopolio tendono a formare dei “Trust” ossia delle coalizioni per meglio spartirsi i profitti ed evitare l’ingresso di nuovi attori nel marcato.

Disinteresse dell’opinione pubblica e riduzione della società civile in società dei consumi, progressiva specializzazione e personalizzazione della politica, secolarizzazione e abbandono di un pensiero ideologico-mainstream stanno trasformando radicalmente il nostro sistema politico e di riflesso il nostro vivere comune. Di seguito parleremo delle conseguenze a livello globale di questo atteggiamento post-materialista, spesso irresponsabile -come abbiamo visto, nelle sue mille sfaccettature- nei confronti del pianeta e della realtà che ci circonda.


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