La modernità diffusa: “L’evoluzione della politica” (2A)

Il circolo vizioso della politica contemporanea

A seguito di quegli eventi, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, a causa dei quali si è avuta una devoluzione della società civile a società dei consumi, anche la politica è profondamente mutata riflettendo questi cambiamenti. Il mutamento più importante e fondamentale e quello del passaggio da un sistema di partiti di massa ad un sistema di partiti di interesse, ma procediamo per gradi, il nostro intendo è quello di svelare una sorta di “circolo vizioso” che affligge oggi la nostra politica.

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Lo schema ciclico prodotto nella pagina precedente vuole dimostrare come la degenerazione della società civile, ovvero la società dei consumi, creatasi a causa dell’antinomia dell’ideale nel reale, sia la causa della nascita dei partiti di interesse che a loro volta contribuiscono alla sempre maggiore devoluzione della società civile in società dei consumi.

In prima battuta, come si è visto, si è giunti alla fine della stagione delle grandi ideologie, che per gran parte corrisponde alla crisi delle sinistre la quale crisi è data, a livello esistenziale, dalla constatazione della irrealizzabilità dell’ideale nel reale; poiché appunto è la sinistra che storicamente si prospetta la realizzazione attiva, e sottolineo attiva, di un qualche tipo di bene comune. A seguito di quanto detto, nel periodo tra la fine del XX secolo e gli inizi del XXI, gli individui hanno accolto una mentalità che prospettava il successo economico e lavorativo come auto-realizzazione di se stessi e considerando questo come unico bene comune. Questo, come detto, perché in effetti essi vivevano della rendita dei diritti ottenuti dalle generazioni precedenti. In un certo senso si era giunti ad un periodo di quasi saturazione, sia a livello di spesa pubblica sia anche di necessità. Insomma le grandi problematiche della questione sociale si erano in buona parte risolte, parlo ovviamente a riguardo dei paesi più sviluppati dell’occidente, paesi come l’Italia dei primi anni ’80, stavano avendo un momento di nuovo boom economico e altri come l’Inghilterra venivano da un periodo di grandi riforme sociali, un periodo aureo. Insomma la stagione delle grandi proteste stava lasciando il campo a quello di questioni non di primaria importanza (non che ad esempio la battaglia delle associazioni LGBTQ non sia importante, anzi, ma rappresenta pur sempre una questione di una minoranza ben lungi dal poter accomunare così tanti individui da diventare una bandiera per un intero gruppo sociale). Le nuove battaglie sono delle facezie rispetto a quanto avvenuto in passato, anche perché gran parte di quelle lotte sono state “vinte” (anche se necessitano di essere mantenute), oggi si naviga nel mare delle questioni moraleggianti.

I cittadini dunque hanno trovato sempre meno “interessante” partecipare attivamente alla politica e si sono concentrati sui loro affari privati oppure nella semplice realizzazione dell’ideale piccolo borghese. Cercare di risparmiare per comprarsi una bella macchina, pagarsi la vacanza per sé e la propria famiglia durante le ferie ecc… Nessuno, o pochi, hanno pensato che probabilmente, così facendo, si sarebbe prodotto un completo stravolgimento della politica. Da una parte infatti il centro-destra si dava alle politiche di neo-liberismo che sono poi state la causa della crisi del 2008 con lo scoppio delle bolle speculative e il tracollo della finanza mondiale. Dall’altra la sinistra si è sempre più indebolita, sia poiché per sua stessa natura è legata ad una politica attiva sia perché la crisi della partecipazione era soprattutto della sua fetta di elettorato. Paradigmatici a proposito sono i successi nei primi anni 2000 di Forza Italia e Lega Nord in Italia. Bisogna anche considerare come detto che la destra per sua natura è orientata al conservatorismo e al liberalismo, visioni più oligarchiche della politica e che tendono a non dipendere dalla partecipazione degli elettori, almeno non tanto quanto l’altra ala dello schieramento che, ha sempre fatto della partecipazione la sua bandiera (sopratutto per quanto riguarda scioperi o manifestazioni).

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La politica dunque lasciata a se stessa oggi diviene un universo formato dai così detti “partiti di interesse” i quali vengono chiamati con altre e più colorite determinazioni come “partiti piglia tutto”. Un partito di questo genere dunque non necessità di un elettorato attivo e nemmeno di una visione ideologica della realtà. Queste organizzazioni infatti ricercano il consenso mostrando interesse nella risoluzione delle common issues della società, ossia dei problemi comuni, o quelli ritenuti tali – in sostanza quelli su cui i mass media si concentrano e, di riflesso, l’opinione pubblica-. In effetti partiti di questo genere vengono anche detti populisti poiché tendono sia ad esagerare i problemi facendo leva sulle paure infondate delle persone sia perché si basano spesso su visioni parziali della realtà riflettendo quell’atteggiamento tipico della contemporaneità che può essere sintetizzato come il fenomeno “post truth”, la “post verità”. La post verità può dunque considerarsi un devoluzione del concetto di verità, anzi la sua antitesi. Il termine definisce quell’atteggiamento secondo cui oggi sono più importanti le sensazioni che un determinato evento scaturisce e le impressioni sull’opinione pubblica, o quello che ne rimane, che la realtà del fatto in sè. Questo sistema si basa sul fatto che l’opinione pubblica tende a seguire a distanza le vicende, sopratutto quando riguardano la politica. Dunque un po’ come è avvenuto per la Brexit, i cittadini tendono ad avere una visione generale e spesso mistificata del fatto reale ed esprimono “di pancia” le loro preferenze o voti. Questo fenomeno viene catalizzato da internet il quale moltiplica i centri di diffusione delle notizie fino alla dimensione dei singoli individui. Tale moltiplicazione incontrollata genera fenomeni diffusi come quello delle “fake news” che alimentano una mentalità complottasti tra la popolazione.


Questa parte continua nel prossimo articolo


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La modernità diffusa