Come si demolisce la democrazia, mattone dopo mattone (2)

Istinti antidemocratici oggi

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La voragine di violenza in cui l’Italia versa in questi ultimi mesi è sotto l’occhio dell’opinione pubblica, basta guarda agli atti di questi giorni. L’ultimo è “l’omicidio di Aprilia” in cui due ragazzi hanno scambiato un uomo di origine marocchina per un ladro e, dopo averlo inseguito in auto, lo hanno pestato a more (leggi qui). Vi sono stati altri atti del genere:

  • 26 Luglio: Un operaio di colore è stato centrato da un colpo di carabina mentre lavorava da un quarantenne italiano che si è giustificato affermando che stesse sparando ai piccioni
  • 26 Luglio: Nel centro di accoglienza di San Cipriano d’Aversa un ragazzo immigrato è stato colpito al volto da un pallino di una pistola ad aria compressa
  • 17 Luglio: Una bambina rom è stata colpita a Roma da una pistola ad aria compressa e rischia ora la paralisi, l’uomo si è difeso affermando che “voleva solo provare l’arma”.
  • 11 Luglio: Due nigeriani ad una stazione dell’autobus di Latina sono stati colpiti da proiettili sparati da un fucile ad aria compressa
  • 5 Luglio: Un uomo ivoriano – della Costa d’Avorio- è stato colpito all’addome da un proiettile sparato da un’auto a Forlì
  • 20 Giugno: Lo chef Konate Bouyagui viene colpito all’addome da un proiettile a Napoli
  • 11 Giugno: Due ragazzi del Mali sono stati colpiti da proiettili ad aria compressa a Caserta
  • 2 Giugno: Un sindacalista del Mali è stato ucciso in Calabria, si chiamava Soumayla Sacko mentre lavorava in una fabbrica dismessa
  • 4 Marzo: il caso “Idy Diene” l’uomo di nazionalità senegalese che è stato ucciso da Roberto Perrone a Firenze
  • 3 Febbraio: Luca Traini va in giro per Macerata sparando a caso dalla sua auto, sono tutti africani i sei colpiti. Alle precedenti elezioni comunali era in lista con Lega Nord.
  • Nb: Non abbiamo considerato il caso di Daisy Osakue poichè è incerto il movente razzista.

Come si evince dagli episodi recenti di violenza, il razzismo in Italia non è mai stato così forte e presente. Sembra che una costante accomuni alcuni di questi casi, essa riguarda l’uso della forza. Un po’ come è avvenuto nel caso dell’ Omicidio Matteotti, sembrerebbe esservi ancora una certa riluttanza da parte della gente nell’uso della forza letale. Pare ancora che esiste una traballante linea di confine che separa l’omicidio dagli altri atteggiamenti violenti. Solitamente è proprio quando questa soglia viene superata che inizia la fase manifesta, a volto scoperto, del regime.

Sembra chiaro come, alla data attuale, la coscienza comune di una buona fetta degli italiani sembri riconoscere uno status subalterno agli immigrati, soprattutto se musulmani o di colore. Ma pur sempre uno status. Il processo definito di “adiaforizzazione” è appena iniziato, gli immigrati ci sembrano ancora dei soggetti morali con dei propri diritti che però, giorno dopo giorno, vengono erosi lentamente ma in maniera costante. Solitamente questo processo si conclude con il non riconoscimento del diritto alla vita, in questa fase – quella della “soluzione finale“-, questi individui perdono completamente ai nostri occhi il loro carattere di “esseri umani”, a questo punto si apre la via alla stagione dei più disumani trattamenti degradanti.

In criminologia esiste una divisione tra gli individui che varcano questa soglia, commettendo omicidi, e quelli che invece non lo fanno. Solitamente i serial killer iniziano compiendo violenza sugli animali poichè “non sono ancora in grado di tanto“. Questo caso si è visto con il famoso caso dell’Unabomber italiano che, emulando il ben più famoso Ted Kaczynski,  si distingueva per il fatto che i suoi ordigni non fossero letali.

L’excursus di violenza non deve però essere ignorato, l’omicidio e gli atti violenti vanno direttamente contro l’etica della moderna società democratica. Sono un chiaro ed evidente sintomo che qualcosa non va. Come detto nello scorso capitolo, la democrazia rifugge la violenza, se i cittadini sono invece remano nella direzione contrario significa che vi è una dissonanza cognitiva tra la morale e l’etica: le leggi ci dicono di assumere un comportamento che sempre di più mal tolleriamo, nello specifico di trattare alla pari e con umanità gli stranieri.

É inoltre interessante notare un paradosso, seguitemi nel ragionamento.  Mi è capitato di leggere diverse volte che gli italiani colpevoli di aver compiuto atti di violenza e discriminazione razzista, giustificassero tali atteggiamenti in virtù della volontà di ristabilire l’equità e la giustizia sociale.

Mi chiedo come sia possibile violare la legge e, allo stesso tempo, ristabilirla.  

Tale considerazione però non stona, in realtà, se partiamo dal presupposto che, ad essere ristabilita, non sia la legalità delle istituzioni giuridiche ma, bensì, un modello più antico, quello della “giustizia privata“. Con il fallimento vero, o presunto, delle istituzioni viene a rivalutarsi la concezione di una “giustizia fai da te”, quel tipo di autotutela che non fa capo ad un terzo in funzione di giudice e arbitro della contesa.

Il modello di giustizia giuridica viene proprio posto a fondamento della necessità di uscire dallo stato di natura da parte di Locke il quale affermava che, seppur l’uomo non sia in sé una creatura violenta, quest’ultima nasceva dal fatto che le contese non potessero essere regolate pacificamente per l’impossibilità di ricorrere ad un giudice terzo. Lo Stato, e la necessità di unirsi in formazione sociale, nascono proprio da questa necessità per contro, la violenza fioriva per la sua mancanza.

Su questa scia si instaurano le recenti pressioni da parte del Ministro dell’interno per modificare l’attuale legge sulla legittima difesa in senso espansivo eliminando il criterio di “proporzionalità”. Questa riflessione sarà comunque oggetto di uno dei prossimi articoli.

Infine occorre anche sottolineare che se si sprona il ricorso alla “giustizia privata” da parte dei cittadini si stanno allo stesso modo delegittimando le istituzioni e, in particolare, la loro efficacia. Tale atteggiamento si risolve in un sentimento generale e diffuso di insicurezza da parte dei cittadini e il conseguente stato di bisogno – per la sicurezza-.


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