La modernità diffusa:”Considerazioni sul mondo studentesco” (B)

Considerazioni sul mondo studentesco, il “Manifesto Powell” (B)

Questo processo si sta intensificando via via che le generazioni si susseguono, le generazioni dei genitori intendo. Gli anni ’70 sono stati anni di radicale cambiamento. Questo periodo può essere considerato come l’ultimo anelito di una lotta sociale, iniziata diversi decenni addietro e conclusasi in quel periodo. Ovviamente coloro che sono nati sulla fine del ’60 e durante il ’70 non hanno realmente partecipato a movimenti di protesta come quelli del 1968, anzi, diremmo, sono stati i primi influenzati direttamente delle politiche sviluppate e implementate nel corso degli anni ’80 e ’90.

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A questo proposito vogliamo introdurre una considerazione riguardo un documento inviato da Lewis Powell nel 1971 a Eugene Sydnor, allora direttore della camera di commercio degli Stati Uniti. Dal decennio precedente montava nel paese una forte critica verso il sistema e le istituzioni, sopratutto per quanto riguarda l’economia, il consumismo e l’ambiente. Questo malessere non proveniva però dai soliti “nemici di sempre”, almeno non del tutto. Non erano solo i comunisti e i rivoluzionari a contestare il sistema ma bensì, come si evince dal testo, membri rispettabili della società: politici, professori, studenti dei college e i mass media, poiché permettevano a questi critici di avere voce attraverso i loro apparati ed offrire un potente mezzo di divulgazione della critica.

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Allo stesso modo Powell notava come gli “american businessmen” tollerassero e fossero inclini alla riconciliazione con i loro contestatori per inettitudine e ignoranza nei riguardi del problema. Egli si stupiva di quanto: << il sistema aziendale tollera, se non partecipa, alla sua stessa distruzione>>. Se durante quel determinato periodo storico vi era un evidente eccesso di proteste, anche violente (se consideriamo l’Italia), dall’altra è proprio come reazione a questa lotta sempre più radicalizzata che, il sistema si è organizzato ed oggi qualcuno potrebbe affermare di rimpiangere, per alcuni aspetti, quel turbolento periodo. Powell rimarcava la necessità che l’economia continuasse ad avere il diritto essere libera di gestire i propri affari e proseguiva proponendo delle vere e proprie riforme del sistema nella speranza che esso si dotasse di veri e propri apparati di propaganda a favore del sistema.

Egli quindi proponeva la creazione, per ogni corporation di un vice presidente alle pubbliche relazioni e che queste aziende si coordinassero in misure costanti nel tempo sotto l’egida della stessa Camera di commercio. Powell scrive: << La camera dovrebbe considerare di istituire uno staff di studiosi altamente qualificati nelle scienze sociali (proprio di queste facoltà si discuteva) che credono nel sistema>>. Veniva anche insinuato che i libri di testo fossero eccessivamente di parte e che fosse necessario creare una commissione per valutarli.

Proseguendo quello che oggi viene chiamato “Manifesto Powell” si legge che: << Le reti della televisione nazionale dovrebbero essere monitorate allo stesso modo di cui i libri di testo dovrebbero essere tenuti sotto costante sorveglianza>>, questo controllo doveva essere sopratutto rivolto ai telegiornali e ai programmi di notizie quotidiane. Infine Powell notava come una delle fonti del successo dei contestatori fosse la loro passione per le pubblicazioni, ammoniva dunque come fosse necessario indurre l’aumento delle pubblicazione degli studiosi che credono nel sistema.

A seguito di questa digressione, non appare più un caso che i luoghi di formazione della società contemporanea manchino di un qualsiasi tipo di spirito critico. L’automatismo studio-voto appare oggi l’unica categoria dialettica, l’unica istanza indotta dall’odierno sistema educativo.


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La modernità diffusa