La modernità diffusa:”Considerazioni sul mondo studentesco” (A)

Considerazioni sul mondo studentesco, il “Manifesto Powell” (A)

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Dovete sapere che qualche anno fa ho avuto il piacere di ricoprire questa carica, saltando le considerazioni riguardanti l’esperienza in sé voglio parlare di uno dei maggiori problemi che io e i miei “colleghi” abbiamo riscontrato nell’esercizio delle nostre cariche. Oggi è quanto mai difficile trovare argomenti e metodi per spronare i ragazzi ad essere degli studenti attivi. Vorrò essere massimalista, arriviamo subito al dunque, come è possibile che dei ragazzi, alle prime esperienze partecipative, scelgano, spesso quasi a priori, di non partecipare? Questa è sia un critica che rivolgo ai genitori della nostra e ormai, delle nuove generazioni, sia una constatazione di come il problema sia profondamente radicato nella situazione in cui gli stessi giovanissimi hanno perso quasi del tutto la fiducia e la passione per l’attivismo e la partecipazione sociale.

Ho frequentato il Liceo, dunque una scuola che dovrebbe spronare i ragazzi, come sua prerogativa strutturale, ad essere critici difronte al mondo ma ciò, per quanto mi riguarda, è un obbiettivo sempre meno realizzato. Nel nostro istituto è tradizione svolgere l’autogestione, un evento di tre giorni in cui sono gli studenti a proporre dei laboratori e a gestire le ore scolastiche. Questo è l’evento anche più difficile da organizzare tanto è che i preparativi iniziano sempre almeno due mesi prima del giorno di inizio. Nei miei primi anni di Liceo ricordo che erano molti i laboratori dei ragazzi, successivamente però questi sono diminuiti in maniera esponenziale tanto è che, su 90 laboratori organizzati, ben 60 derivarono dalla partecipazione di “esterni” (al tempo della mia rappresentanza), ovvero persone fuori al mondo scolastico che avevamo chiamato per organizzare un’attività a scopo culturale. Ovviamente da un lato tutto ciò è positivo perché si riescono a trattare molti più temi e sopratutto in maniera più specifica, perché svolti da persone con delle competenze tecniche. L’altra faccia della medaglia è che mi accorsi che per far vivere questo evento, guadagnato grazie alle richieste degli studenti degli anni passati, eravamo sempre più alle dipendenze di esterni alla scuola. Gli studenti invece contribuiscono sempre meno in maniera attività e spesso un buon 30% decide di rimanere a casa durante questi giorni.

Osservando la situazione con gli occhi di un “economista” e, vedendo i rappresentanti degli studenti come una specie di “sindacato”, potrei affermare che la bassa partecipazione studentesca alle proposte e progetti organizzati da loro stessi si concretizza in una perdita di potere contrattuale. Tutto ciò potrebbe favorire in futuro la perdita di alcuni diritti come, per esempio, la possibilità di organizzare assemblee nel caso ipotetico in cui un preside appoggiasse questa linea di pensiero. I rappresentanti infatti non potrebbero addurre alcuna giustificazione in quanto gli stessi studenti appaiono disinteressati. Fuori dalla metafora, sostituendo il preside con una qualche corporatocrazia e gli studenti con gli iscritti ad un sindacato, questo potrebbe essere un buon esempio dell’evoluzione odierna nel sistema di governance. Non a caso oggi i sindacati sono in crisi e i lavoratori faticano a far valere i loro diritti in un mondo sempre più di precari. Senza entrare troppo nello specifico, perché questo non è il luogo ne è la mia volontà, anche a livello scolastico si fa sempre più difficoltà a mantenere quei diritti acquisiti nel tempo. Per noi rappresentanti, in alcune occasioni, fu anche difficile convincere i ragazzi a venire a scuola durante le semplici assemblee di istituto, il simbolo e l’emblema delle lotte studentesche della seconda metà del Novecento. Vogliamo quindi mostrare come il basso livello di partecipatività dei cittadini si sia ormai inesorabilmente trasferito anche nell’ambiente scolastico.

Ma non vogliamo limitarci a questo appello, vogliamo addurre ulteriori ragioni a questo proposito. La mia esperienza di ex liceale è che oggi, presso la scuola dell’obbligo, non mancano gli studenti diligenti. Per molti lo studio rappresenta ancora una priorità. Ovviamente vi sono anche ragazzi che vanno male e molto male, come in ogni cosa. Quello che manca, ad ogni livello dell’interazione scolastica, è la presenza di studenti partecipativi. La stessa situazione si ripresenta presso le facoltà universitarie, in alcuni casi i docenti sono indifferenti per quanto riguarda la stessa presenza al corso dei loro studenti. Non è così per tutti ma non è una cosa rara. Tornando al mio passato istituto, oggi nelle classi di alcuni Licei, vige una mentalità eccessivamente competitiva. Tutto ciò si riduce alla considerazione ultima secondo cui l’esperienza scolastica si riduca unicamente ad un voto in pagella. Inoltre non mi posso dimenticare della sorpresa del ragazzo che intratteneva il corso di videomaking nello scoprire che, ai tempi, stavo frequentando il mio primo anno di Liceo. Questi corsi infatti rilasciano un credito utile per l’esame di maturità, tale credito è però valido solo dal terzo anno in poi. La causa di stupore era dunque il fatto che frequentassi le sue “lezioni” solo per il piacere di farlo. La scuola oggi è dominata da una sempre più preponderante razionalità strumentale il cui fine non è la cultura ma bensì il voto. Il problema principale è che, almeno per ciò che riguarda la mia esperienza, il problema principale non è rappresentato dalla mentalità dei professori, ma bensì, da quella dei genitori che educano in questo modo i loro figli.


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