La modernità diffusa: “La società dei consumi” (2)

Dal welfare al neo-liberismo

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In primo luogo, guardando al panorama Italiano e sempre gettando un occhio a quello internazionale, individuiamo il periodo in cui questo processo ha avuto origine nella fine degli anni ’70. In Italia si concludeva il periodo del terrorismo di estrema destra e delle Brigate Rosse, il ’68, le rivolte studentesche e operaie erano ormai un ricordo, seppur ancora vivido. Le prime vere generazioni pre-moderne devono senz’altro essere individuate in questi anni e sopratutto nei decenni successivi. Oggi definiamo queste generazioni con l’appellativo di “millennials”, sono coloro che, nati in un sistema economicamente florido e socialmente avanzato, sono stati abituati a credere che il loro futuro sarebbe stato in qualche modo splendente e radioso. Coloro che hanno avuto il privilegio di diventare adulti tra gli anni ’80 e ’90 hanno raggiunto il proprio posto nel mondo senza grandi fatiche secondo uno spirito che li ha in qualche modo portati a credere che tale posto gli fosse già dovuto alla nascita. Queste generazioni non hanno sperimentato cosa vuol dire guadagnarsi i propri diritti, le proprie libertà e realizzare la propria vita costruendosela passo per passo, fatica per fatica. Io stesso ricado in questa categoria.

Questa mentalità inoltre ha prodotto un forte disinteresse dei cittadini più giovani per quanto riguarda la politica e le istituzioni pubbliche. Allo stesso modo è forse stata anche colpa dei genitori, reduci da un periodo di turbolenti conquiste sociali, non aver educato i figli all’importanza del Welfare e della sua difesa. Abituati ad avere tutto queste generazioni si sono concentrate in un unico scopo, o quasi, l’essere in futuro più benestanti dei loro padri, scalare la gerarchia sociale, che in un sistema del genere equivale ad arricchirsi in maniera sempre maggiore e devo aggiungere a discapito dei poveri e coloro che vengono sfruttati nei paesi del terzo mondo.

Un fattore importante fu anche la caduta dell’Unione Sovietica, in qualche modo l’Occidente aveva trionfato, questo ha sicuramente dato nuova linfa vitale ai teorici del Capitalismo ed in effetti tra il 1980 e il tracollo finale dell’Urss si è avuta una inversione di marcia a favore di politiche neo-liberiste. Inoltre è importante anche sottolineare come durante la Guerra Fredda, alcune politiche di Welfare erano state svolte per dimostrare alle repubbliche sovietiche come anche l’Occidente fosse in grado di garantire misure sociali e il paradosso si ebbe nel constatare che queste furono anche migliori. Insomma la competizione nel sistema dei blocchi aveva influenzato in qualche modo le democrazie liberali occidentali che si erano trasformate nel corso del dopo guerra in delle vere e proprie socialdemocrazie. La caduta dell’Unione Sovietica è uno dei fattori della crisi del 2000 e del capitalismo imperialista moderno.

Un’altro fattore che potremmo considerare, nell’analisi delle cause che hanno portato alla crisi odierna e che hanno spinto, negli ultimi decenni, all’inversione di marcia rispetto alle politiche sociali è sicuramente il fatto che durante gli anni del Welfare si sia, in alcuni casi, esagerato con le stesse. In Italia le baby pensioni ne sono un esempio evidente. Inoltre vi sono stati eventi internazionali che hanno portato a dare il via a nuove e prime politiche di austerity come la crisi energetica del 1973-75 relativa alla Guerra del Kippur in cui Egitto e Siria attaccarono Israele venendo poi appoggiati da alcuni paesi arabi dell’OPEC (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) che aumentarono i prezzi del petrolio per osteggiare gli Stati Occidentali alleati degli Stati Uniti e quindi di Israele. Questi paesi vedevano di malocchio l’aumento di influenza di quest’ultimo. Tali esperienze e altre, unite al grande aumento della spesa pubblica, portarono paesi come l’Inghilterra nel ‘79, sotto il governo Thatcher, a invertire la marcia e ad instaurare politiche neo-liberiste con privatizzazioni e diminuzione della spesa pubblica. Successivamente, a distanza di pochissimi anni, la presidenza Reagan del 1981 e la sua politica, chiamata reaganomics, contribuirono all’affermarsi di questo processo. In Italia il primo governo di Berlusconi segnò l’affermarsi sia di una personalizzazione della politica, di cui ne parleremo successivamente, sia dell’ideale di successo imprenditoriale e ricchezza materiale che ha portato tra l’altro a riforme, a mio avviso profondamente dannose, come la Riforma Gelmini per la scuola che ha ridotto il numero di insegnanti impiegati e il numero di ore per tagliare sulla spesa pubblica scolastica. Questa riforma, ad esempio, ha ristabilito il maestro unico alle elementare ed ha eliminato alcuni corsi sperimentali come il classico e scientifico P.N.I per il troppo ammontare di ore settimanali. In generale le nuove politiche neo-liberiste hanno condotto ad una diminuzione della spesa pubblica e ad un conseguente aumento delle diseguaglianze.

Inoltre, guardando al panorama italiano, la fine del comunismo e della vera sinistra socialista negli ultimi due decenni del Novecento ha portato ad un corrispettivo indebolimento delle ideologie democratico-cristiane della DC che, com’è noto, si è sviluppata come partito nell’immediato dopo guerra per volontà degli Stati Uniti di formare uno scudo di difesa e contenimento del comunismo sovietico. Allo stesso modo però il confronto con la sinistra, sempre forte nel paese, spinse in passato la Democrazia Cristiana a prendere anch’essa la via delle riforme, o almeno a provarci, come è avvenuto dopo gli scontri di Genova nel 1960 sotto il governo Tambroni che spinsero alla formazione, nella legislatura successiva sotto Fanfani, del primo centro sinistra non organico che porto un nuovo spirito riformatorio conducendo all’istituzione, ad esempio, della scuola media unica obbligatorio. Successivamente dal 1963 vi sarà il periodo, fino al 1968, del centro sinistra organico, poiché il governo non si formava più da un tacito accordo di appoggio del PSI, come era avvenuto nel IV governo Fanfani, bensì i socialisti entravano de facto nell’esecutivo.

Questa analisi deve ricondurre a due osservazioni fondamentali. In primo luogo il conflitto, quando ponderato, non è mai un fattore negativo ma spesso si risolve in una specie di aurea mediocritas, come la intendeva Orazio, che favorisce il continuo perfezionamento della società e delle istituzioni. La via media protegge da degenerazioni e riflussi estremisti garantendo una dialettica costante e continua. Il centro però è paradossalmente molto più difficile da ottenere quando è direttamente ricercato invece è si ottiene in maniera quasi naturale quando è frutto della mediazione tra due poli, quando essi siano disposti al dialogo reciproco. Come seconda osservazione, è bene notare come fin quando i cittadini si interessano di determinati temi, allora la politica sembra rispondere positivamente nella direzione di tali richieste. Questo non si può invece affermare quando i cittadini sono i primi a disinteressarsene.


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