Società dei consumi: “Introduzione” (1)

Introduzione

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Ritorniamo per un attimo ai secoli appena successivi alla rinascita dell’anno Mille, quando si stava sviluppando un primo embrione della società civile a partire dallo sviluppo dell’attività riguardanti il commercio e l’economia. Come abbiamo più volte affermato, è palese che oggi la società civile si stia trasformando in società dei consumi, ma dunque cosa differenzia il modello tardo Medievale da quello contemporaneo. Ciò che fa da discriminante è che un tempo i valori fondamentali della società venivano trasmessi da altri poli di influenza come il clero e la religione tradizionale oppure l’aristocrazia e il potere temporale, in ogni caso oggi non vi sono enti simili capaci di sapere dare un qualche tipo di risposta alle domande esistenziali in maniera universale, esistono solo organismi esclusivi, simili a sette, che operano su un livello secondario di senso creando quelli che vengono chiamati sub-universi di senso.

Da questa premessa appare chiaro come quello spazio della società civile, nato nella sua forma moderna grazie all’illuminismo e alla volontà della borghesia di far valere l’acquisito potere economico a livello di influenza sulle decisioni pubbliche (infondo essi si consideravano il vero motore della nazione francese a partire dal fatto che erano loro a pagare le tasse), e maturato nel periodo aureo della nascita della questione sociale e del quarto stato; sia oggi qualcosa di molto diverso e in un certo senso opposto.

Se questo spazio nasceva per la volontà dei cittadini di influenzare la politica oggi invece appare come lo spazio dell’iniziativa privata come un luogo lontano dagli “affari di palazzo” e che ne vuol rimanere distante. Sembrano di un’altra epoca le manifestazioni ideologiche dei partiti di massa, non vi è più grande differenza, nell’immaginario collettivo, tra la caccia alle streghe del Medioevo e quella degli anni ’50 negli Stati Uniti. Siamo da lungo tempo stati educati a credere nell’ideale del “sogno americano” o “piccolo borghese” che sia. A questo proposito, per farvi capire quanto questa mentalità sia intrinseca a noi, voglio riportare una discussione che ho avuto poco tempo fa con due miei amici che da tanto tempo non sentivo.

La discussine inizialmente verteva sul fatto che loro affermavano, a seguito delle prime esperienze lavorative, di aver compreso quanto sarebbe stato importante impegnarsi a scuola poiché solo ora hanno veramente capito di essere “schiavi del sistema”. Poco dopo queste affermazioni, uno dei due ha commentato la recente vincita del Superenalotto da parte di un fortunato che si era appena incassato qualche decina di milioni di euro. Il paradosso, che mi ha fatto molto riflettere durante i giorni successivi, è stato che questi ragazzi, che poco prima avevano affermato di aver compreso di essere “schiavi del sistema” hanno affermato che loro si sarebbero sicuramente presi una bella villa e una auto costosa e il resto del patrimonio lo avrebbero investito. Questa esperienza mi è servita molto come spunto di riflessione su come le dinamiche perverse di questa società agiscano nella mente degli individui. La verità è che fin quando le persone non si porranno obbiettivi di diverso genere, quella mentalità fondata unicamente nell’auto-realizzazione nel lavoro, perché unica attività che permette in maniera direttamente proporzionale l’arricchimento individuale, non verrà superata. I ragazzini nel momento di scegliere l’indirizzo superiore prediligeranno quegli istituti che garantiscono, o aumentano, la speranza di trovare velocemente un lavoro. Questo modo di pensare fa si che ad ogni occasione l’arricchimento culturale venga posto in secondo piano, il paradosso è che è ormai chiaro come il lavoro per il mero arricchimento non conduca alla felicità, anzi forse la preclude. Ciò che a noi interessa però è individuare soprattutto quelle che sono le cause reali di questa nuova preponderanza della società dei consumi. Le cause sono varie e cercheremo di analizzarle nella maniera più esaustiva.


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La modernità diffusa