Scommetto che non lo sapevi n.1

Gli antichi cacciatori raccoglitori appartenenti alla nostra specie, gli “homo sapiens”, erano, in media, più intelligenti di noi.

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Spesso si scambia il termine “intelligenza” per “eruzione” facendo, dunque, dipendere l’intelletto dal sapere. In realtà il fatto che noi disponiamo, collettivamente, di una cultura superiore non significa necessariamente che siamo più intelligenti dei nostri predecessori. Con il raggiungimento della quasi indipendenza dell’uomo dalla propria genetica attraverso l’evoluzione delle condizioni sociali e della medicina, anche la selezione naturale ha avuto sempre meno possibilità di condizionare il nostro patrimonio genetico. A questo proposito esiste una fondata e condivisa teoria antropologica per cui, a seguito del perfezionamento sociale, gli individui sono diventati nel tempo sempre meno intelligenti come una diminuzione delle dimensioni medie del cervello degli individui. Questa tesi si basa sulla considerazione del fatto che in primo luogo noi possediamo lo stesso patrimonio genetico dei sapiens di 20 o 30 mila anni fa ma che essi, a nostra differenza, si trovavano ad affrontare una spietata selezione naturale che faceva si che solo i migliori e, dunque, i più intelligenti potessero sopravvivere e trasmettere il proprio patrimonio. Oggi la società, il sistema di welfare che si propone di badare agli individui “dalla culla alla tomba”, elimina questa selezione lasciando che anche gli individui medi – o sotto la media-, possano trasmettere i propri geni. Questo a portato a delle vere e proprie “nicchie di imbecillità” ed ad un conseguente calo dell’intelligenza media delle persone.


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