La modernità diffusa: “Un medioevo all’incontrario?” (1)

Un Medioevo all’incontrario?

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Ci chiediamo, dunque, quale sia oggi la posizione del cristianesimo come massimo rappresentante della religione tradizionale in occidente. Per risponde al quesito, occorre iniziare dalle conseguenze recate da uno degli eventi più traumatici della storia del cristianesimo cattolico, la Breccia di Porta Pia. Il 20 settembre del 1870 l’esercito Italiano entrava a Roma terminando la stagione dell’unione dei poteri, quello temporale e spirituale, del Papa. Con questo avvenimento inizia la fase di crescita esponenziale di quel processo, iniziato con le Guerra di religione, che conduce ad una riduzione alla sfera individuale della religione tradizionale, una sorta di sua riduzione a ente a metà tra una setta e ciò che fu solita essere.

Questo processo dunque inizia nel 1555 con la Pace di Augusta e il riconoscimento del principio, canonizzato sotto la forma di cuius regio eius religio, per cui ogni principe o re era libero di scegliere la propria religione di appartenenza la quale, sarebbe divenuta la religione ufficiale del regno. Ovviamente la scelta era limitata alle religioni legittime ossia, cattolicesimo e luteranesimo. Successivamente con la pace di Westfalia vennero riconosciuti anche i calvinisti. In ogni caso questo principio aprì la strada verso il diritto alla libertà di coscienza e fu uno dei primissimi passi verso la dissoluzione della religione cristiana come fede unica ed univoca. Parliamo di religione cristiana perché a questa perdita di legittimazione, non risentì solo il cattolicesimo ma risentirono anche, e soprattutto, quelle altre confessioni che nascevano appunto sulla rivendicazione della libertà di coscienza da parte dei principi protestanti. Rivendicazione che era intrinsecamente anti-unitaria ed apri la via per la frammentazione del culto religioso. L’espressione più vera e reale di questo processo si può riscontrare negli Stati Uniti. Questo paese infatti si fonda sulla sua radicale disomogeneità socio-culturale ma anche e soprattutto religiosa. Com’è noto gli Stati Uniti vennero fondati dai coloni protestanti in fuga dall’Europa ed è questa la causa per cui oggi il paese risulta diviso tra un elevatissimo numero di culti e credi di stampo cristiano i quali, possono essere considerati come sette. Questo processo è stato così ampio che oggigiorno in America si parla di religious preference, per ciò che riguarda la propria adesione ad un credo.

Senza descrivere nuovamente il processo che ha portato alla distruzione dell’idea di religione tradizionale come sistema di valori fondante della società, vogliamo ora parlare delle sue conseguenze nel mondo contemporaneo. A questo proposito è utile ritornarne, e sviluppare, un’ulteriore riflessione sul lascito delle Guerre mondiali. Quando affermavamo che la religione tradizionale non è il soggetto a cui la domanda “se sia possibile credere dopo Auschwitz” si riferisce, lo facevamo a buona ragione.

Durante la Grande guerra il Papa aveva già perso i suoi possedimenti territoriali da quasi mezzo secolo e dunque, non dovette schierarsi prendendo le parti degli alleati o delle potenze dell’asse. Diversamente invece accade ai socialisti i quali dovettero necessariamente prendere le parti degli Stati nazionali di appartenenza del partito. Essi dunque ne uscirono profondamente delegittimati poiché, seppur si fossero posti come strenui critici del capitalismo e arditi difensori dell’unione dei proletari di tutti i popoli contro il loro asservimento al capitale, alla fine si dovettero schierare sia per non passare da traditori sia perché il sangue versato dei loro compatrioti e lo sforzo della nazione che ogni giorno lentamente si dissanguava, parlavano una lingua diversa e molto più diretta di quella di qualche agitatore di piazza. Il Papa, invece, poté “permettersi” di lanciare moniti per interrompere “l’inutile strage”, come definì Benedetto XV la Prima guerra mondiale. E strano da credere ma la salvezza dalla crisi della Chiesa cattolica di inizio secolo venne proprio dal primo conflitto mondiale, non a caso, dopo la guerra venne creato il Partito popolare di Luigi Sturzo che ebbe, alle prime elezioni, un 20,5% che lo portò ad essere il secondo partito di maggioranza relativa. I socialisti invece, seppur furono il primo partito alle politiche del 1919, poco tempo dopo si scinderanno con la formazione del Pci (Partito comunista italiano) presso Livorno nel 1921. Tra i motivi della scissione vi era tra l’altro il fatto che la direzione socialista, durante la Grande guerra, aveva scelto di schierarsi e per questo, infatti, il Pci aderirà immediatamente alla III Internazionale sotto la guida del partito comunista bolscevico, che aveva scelto, appena preso il potere, di ritirarsi dal conflitto. Dal caso della Prima guerra mondiale in poi, il Vaticano ha sempre preso le parti di una sorta di arbitro morale dei conflitti internazionali, posizione che lo protegge dai dissensi derivanti del governo reale di uno Stato.

Un’altra considerazione di notevole importanza riguarda le nuove caratteristiche della massa di fedeli nell’ottica di una religione che si pone simile per metà ad una setta. Da una parte la religione cattolica diviene simile ad una setta nel fatto che oggi la sua adesione non rappresenta uno status quo ascrittivo assunto fin dalla nascita bensì ,in sempre più casi, è il frutto di una scelta individuale, non lo è invece se si considera la sua grande influenza presente nelle vicende internazionali. Ma è proprio questo primo aspetto che garantisce oggi al Vaticano di avere una massa di fedeli sicuramente molto attiva nella professione del culto, questo perché la loro adesione è stata volontaria. Non bisogna dunque sottovalutare il ruolo delle parrocchie e della altre organizzazioni cristiano-cattoliche nel mondo contemporaneo, soprattutto a livello sociale laddove non riesce ad arrivare l’intervento dello Stato. Oggi, infatti, a pari passo con la liberalizzazione del sistema e con le scelte di austerità, si sviluppano nuove e profonde crisi sociali nei sobborghi delle metropoli e dove i soldi pubblici non bastano per garantire quei servizi, soprattutto sociali e di istruzione, che caratterizzerebbero quell’ “albergo di lusso” che dovrebbe essere l’Occidente, ma che evidentemente stenta ad essere (soprattuto guardando l’esempio Americano e la condizione dei più disagiati, considerando come una città come New York abbia una delle comunità di senza tetto più grandi al mondo). La religione tradizionale, mentre un tempo era parte integrante del sistema patrimoniale feudale e cooperava con il potere temporale al perseverarsi dello status-quo, oggi si pone come l’ennesimo polo in cui il potere si divide nello Stato-nazione. Paradossalmente la religione tradizionale si è rivelata una minaccia per la stessa sopravvivenza dello Stato. Guardando al mondo arabo possiamo trovare esempi di questo attentato alla vita del Leviatano. Nel 1979 il regime nazionalista e modernizzatore di Reza Pahlavi veniva sostituito dalla Repubblica Islamica dello Ayatollah Ruhollah Khomeyni. Un qualcosa di simile è avvenuto in Siria a partire dal 2011 e in molti altri paesi coinvolti nella “Primavera Araba” durante quell’anno. Come è avvenuto in Siria, in molti di questi Stati i movimenti di protesta sono stati assorbiti e utilizzati da organizzazioni integraliste per raggiungere il potere ed istituire la Shari’a (spesso a discapito della stessa popolazione che ha peggiorato le sue condizioni di vita). Per quanto riguarda il cattolicesimo possiamo affermare, in ultima battuta, che anche se oggi molti neonati italiani vengono battezzati alla nascita e vengono avviati ai sacramenti, la maggior parte dei miei coetanei e degli adulti non si possono assolutamente definire credenti. Oggi si avviano i bambini all’ambiente della parrocchia un po’ come lo si fa per il calcio, lo sport nazionale per eccellenza, sta poi ai singoli decidere se allenarsi per diventare un calciatore o coltivare la propria fede, il paragone non è poi così distante. La diversità rispetto ai tempi passati è che il processo di secolarizzazione ha radicalizzato questa differenza così che oggi, chi non crede non mantiene, nella maggioranza dei casi, nemmeno la parvenza poiché non ne ha necessità.


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La modernità diffusa