ITALIANI SVEGLIATEVI, É ORA DI DIRE BASTA!

Mi appello a tutte le persone che mai leggeranno questo articolo: è giunto il momento di fermare lo scempio, è ora di dire “BASTA!”. Non nascondo che, personalmente, mi stavo commuovendo quando ho visto lo sguardo di questa signora che, dopo due giorni alla deriva in mare aperto, è stata salvata dalla nave “Open Arms” – purtroppo non hanno avuto fortuna un’altra donna con il suo bambino che, sono morti-.

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Qualcuno potrebbe criticarmi di buonismo o di essere un “Pdiota” – come vengono descritte oggigiorno le persone che mostrano ancora un briciolo di umana pietà e compassione difronte ad una tale ecatombe-. Il fatto è che ormai l’opinione pubblica tratta di queste vicende e persone come non fossero in realtà delle persone ma degli oggetti mediatici circoscritti entro lo spazio semantico del termine “migrante“. Il campo semantico del termine migrante infatti non ha nulla a che fare con parole quali: “diritti umani”, “dignità”, “diritto alla vita” etc. Il “migrante” è solo un individuo che appunto “migra“, allo stesso modo per cui il Rom debba “nomadare” – senza considerare però il fatto che siano in realtà italiani a tutti gli effetti che vivono da generazioni in un preciso luogo, abbiano diritti e doveri di tutti i cittadini e, in ultima istanza, siano delle persone come tutti noi-.

Kant nel sua opuscolo “Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico¹” svolgeva la seguente constatazione: siccome la terra è una sfera, siamo allora “condannati” a vivere insieme non avendo altro luogo dove andare, l’ospitalità dev’essere dunque la prima regola di condotta etica per l’uomo. Ma se appunto definiamo queste persone non come tali ma bensì come “migranti”, “immigrati”, “ladri”, “ne*ri”, “delinquenti”, “terroristi” etc. finiamo per corrodere la patina di moralità che dovrebbe essere insita in ogni essere umano e che ci protegge dai più efferati crimini.

Osserviamo molto l’adiaforizzazione che il Governo sta portando a compimento contro questi individui ossia, lo spoglio di quella patina di moralità che li rende individui a tutti gli effetti. Su questa scia mi vengono in mente due esempi perfettamente calzanti:

  1. Il primo riguarda la corrosione di uno dei diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuto dalla “Convenzione europea dei diritti umani”, ed ovvero il “diritto alla vita“. Anche se formalmente il Governo non potrebbe in nessun caso abolirlo, sostanzialmente se ne frega -concedetemi il termine-. Le morti in mare e i commenti di Matteo Salvini ne sono l’esempio più lampante: quando il Ministero degli interni non sposta l’attenzione sulle fantomatiche teorie complottiste delle Ong, è solito rilasciare commenti ironici perfino sulla morte di queste genti, perfino se si tratta di bambini come dimostra l’esclamazione: “di rosso ho solo il vino“.
  2. Il secondo, invece, riguarda la volontà di esponenti vicini al governo, Giorgia Meloni è uno di questi, di abolire il reato di tortura perchè “non permette alle forze di polizia di svolgere il loro compito“. La cosa più assurda è che la giustificazione deriverebbe dal fatto che nel Paese si stiano sviluppando nuove mafie “nigeriane” e “cinesi”. Avete sentito bene! Nigeriane e Cinesi, cioè, mi spiego meglio, non per combattere la nostra criminalità ma bensì quella derivante da altri paesi. Non che a quest’ultima possibilità non sia da far fronte e, non sto nemmeno affermando che non sia vero che si stiano sviluppando nuove criminalità organizzate, ma mi stupisco del fatto che si citino, come cause giustificatorie, queste e non quelle nostrane che sono forse le più potenti al mondo. Critichiamo l’esportazione di altre “mafie” e nulla si è detto, e già si ci è scordati del caso di Ján Kuciak il giovane giornalista slovacco che è stato ucciso, assieme alla sua ragazza   Martina Kušnírová, perché indagava sull’espansione della Ndrangheta nel suo paese.

In un’epoca in cui il capitale si muove in maniera fluida in tutto il globo, in un’epoca in cui le merci non affrontano più dazi tra le frontiere, in un’epoca del genere, le persone non hanno la libertà di spostarsi per godere della terra che, ritengo, sia un bene inalienabile di ciascuno di noi per il semplice fatto che, in ultima istanza, rappresenta la nostra casa. Che profonda ingiustizia, mi viene da dire! Soprattutto se consideriamo che questa libertà di movimento è sia un diritto che un divieto in base a dove siamo nati, mi spiego meglio: noi europei, per esempio, possiamo spostarci tra i vari paesi dell’Unione e anche negli Stati esteri, in virtù delle agevolazioni del nostro passaporto europeo, considerandolo un nostro diritto a tutti gli effetti; chi nasce nei paesi del terzo mondo, invece, viene confinato e… guai se si sposta! – cioè, se viene da noi perchè, finche giunge in un paese povero va bene: i poveri devono stare con i poveri-.

In un’epoca di globalizzazione, in cui l’economia ormai ha superato ogni possibile controllo da parte degli Stati nazione, i populisti, i politici a caccia di facili consensi, coloro che non hanno alcuno scrupolo, spostano l’attenzione sul tema della “sovranità culturale” – contrapposta alla “sovranità economica” ormai del tutto utopica-. Questi mettono in piedi teatrini che si rifanno alla narrazione delClash of Civilizations” -ovvero, scontro di civiltà-. In tale modo alimentano il fuoco dell’intolleranza che sta alla base della paura del diverso cosi da sostenere il consenso aumentandolo giorno dopo giorno, timore dopo timore. Tutto questo, ovviamente, sulle spalle di centinaia di migliaia di poveri individui che hanno l’unica colpa di essere nati “troppo a Sud”.