La modernità diffusa: “Critica della ragione critica” (4)

Il tabù della morte, la giovinezza come valore1511682707318.jpg--.jpg


La società contemporanea non è per sua natura capace di affrontare la realtà della morte. Ovviamente questo non riguarda tutti gli individui poiché le religioni tradizionali ancora sussistono, seppur la loro adesione oggi è diventata una questione di preferenza individuale, in ogni caso avremo tempo di analizzare questo argomento successivamente. La società contemporanea dunque è determinata dalla dimensione del presente poiché, essa non si fonda più su una precisa sovrastruttura ideologica anzi, potremmo affermare, in linguaggio marxista, che l’unica cosa che tiene unita la società occidentale contemporanea è la presenza di legami preponderantemente strutturali. Per strutturali si intende tutto ciò che riguarda l’economia e soprattutto la dimensione lavorativa. Come per la religione, affronteremo questo tema più avanti. Quello che importa è mostrare come oggi si fatichi ad individuare dei valori a cui tutti aderiscono e sicuramente non esiste più un insieme gerarchicamente strutturato di valori comuni capace di porsi a fondamento del vivere comune come avveniva un tempo.

L’uomo dunque, si relaziona al presente con il mondo della società civile che non è più in grado di proiettarsi verso il futuro come avveniva un tempo. Quando si guarda alla società, nel senso complessivo del termine, dunque alla società civile di tutti gli individui, notiamo come essa non sia più in grado di accettare e interpretare entro un predefinito schema la dimensione della morte. Teniamo molto a sottolineare che stiamo parlando della società civile come principale rappresentante della società nel suo generico significato, non stiamo assolutamente trattando di quelle che sono le relazioni sociali tra gruppi di individui, ne parleremo in seguito.

Dove possiamo dunque gettare uno sguardo sulla società nel suo complesso? Credo dunque che sia opportuno svolgere una riflessione di carattere esistenziale sulle pubblicità. Le pubblicità per loro natura devono essere generali e riguardare il maggior numero di individui, inoltre bisogna analizzare i messaggi che vengono passati dagli enti televisivi e dai personaggi pubblici. Per ciò che riguarda l’Italia credo che la conferma più evidente di quanto detto, a proposito della morte come tabù e della giovinezza come valore, emerga dal ventennio Berlusconi e soprattutto dai programmi della Mediaset, di sua proprietà, e dal suo aspetto esteriore. Sono fortemente convinto che egli sia una buona rappresentazione dell’uomo contemporaneo che non accetta di invecchiare, al di là delle conseguenze politiche e sulla pubblica opinione, i suoi celebri “festini”, i suoi interventi di chirurgia plastica, le veline, i programmi televisivi dimostrano questo mito. La società contemporanea da un lato sempre più si fonda sul progresso economico-tecnologico e, dall’altro, appare incapace di sviluppare una qualche forma di spiritualità e moralità superiori. Una società di questo tipo non è capace di proiettare gli individui nel futuro e dunque, gli spinge a vivere nel presente e, in tal modo, il domani non può che generare angoscia e insicurezza con questi presupposti e condizioni. Se poniamo infine l’efficienza come carattere necessario delle attività umane, l’uomo che si adatta diviene qualcosa di simile ad una macchina e, proprio come questa, non può invecchiare ossia, non può perdere efficienza. Inoltre, quando una macchina si rompe solitamente viene sostituita. Secondo questa linea di pensiero oggi la maggior parte dei lavoratori vive in una situazione di precariato che garantisce loro un impiego fin tanto che riescono a mantenere il ritmo del progresso. Un caso simile, che segue la stessa logica, è quello delle donne che vanno in maternità. Oggi una percentuale non irrilevante di queste rischia di perdere il lavoro o di essere preclusa dalle possibilità di carriera.


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