La modernità diffusa: “Critica della ragione critica” (3)

Il lascito delle guerre mondiali

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Dopo Auschwitz si può essere credenti?, questa domanda che ci si è posti più volte può essere sviscerata secondo due linee critiche. Da una parte dobbiamo chiederci se sia possibile crede in Dio dopo aver assistito ad opere talmente orrende da poter essere elevate ad “hapax orribilis” della storia dell’umanità. Dall’altra possiamo chiederci quale sia questo Dio a cui non si può più credere. La religione tradizionale non ha nulla a che fare con quanto è successo nel 1900 tant’è che, spesso si dice che il Novecento è stato quel secolo in cui sono esplose, infine, tutte le contraddizioni che si erano formate sin dagli ultimi secoli del Medioevo. Senza però entrare nel merito delle cause, le quali sono di varie tipologie, come ad esempio i contrasti territoriali, economici, la dissoluzione dell’impero ottomano alla fine del 1800, gli stessi dissapori di Guglielmo II verso la realpolitik bismarckiana ecc. Vogliamo parlare in questa occasione dei suoi effetti per ciò che riguarda l’evoluzione del pensiero.

La vera causa che ha elevato le due guerre mondiali ad unicum di brutalità e devastazione è sicuramente il progresso. Senza di esso non vi sarebbero state le armi chimiche utilizzate durante la Grande Guerra presso Ypres e nemmeno bombardieri capaci di radere al suoi intere città; la bomba atomica non sarebbe esistita e allo stesso modo i sottomarini che hanno affondato decine di mercantili e navi della Croce rossa nell’Atlantico. Senza l’organizzazione burocratica del totalitarismo nazista, l’olocausto non sarebbe mai stato progettato e i soldati non sarebbero stati capaci di eseguire quegli ordini in maniera cosi asettica. Il progresso ha dimostrato che il futuro non è per forza di cose una costante e continua evoluzione dell’uomo verso stati di felicità e perfezione maggiori. Il progresso può risolversi anche in una perdita di sicurezza, nella morte e nella devastazione più inaudita. Lo sviluppo tecnico-scientifico si muove su una sottile linea rossa di miglioramento della condizione umana e di esponenziale aumento delle capacità di peggioramento delle nuove distruttive tecnologie. Da una parte è possibile sfruttare il potenziale energetico dei reattori nucleari dall’altra, possiamo incanalare quell’energia all’interno di un ordigno esplosivo e cancellare in pochi secondi un’intera città dalla faccia della terra.

Il ‘900 è stato dunque l’anno che ha segnato la lenta morte dell’ideale positivo del progresso. Da una parte le scienze stesse hanno negato il determinismo dall’altra, hanno svelato il suo orribile segreto. Ecco dunque che appare chiaro il significato della “morte di Dio” nella Gaia Scienza di Nietzsche. L’uomo ha ucciso la religione tradizionale, capace di alienarlo positivamente, creandone un’altra imperfetta, destinata per tale motivo ad una fine prematura poiché, prima o poi, la contraddizione intrinseca dell’impossibilità di realizzare l’ideale nel reale sarebbe emersa in tutta la sua tragicità. L’uomo oggi si trova sempre più solo dinnanzi al mondo, senza una vera forma di spiritualità a difenderlo dall’insensatezza intrinseca della vita. La reale differenza di queste due forme di spiritualità è che pur basandosi entrambe nella volontà dei singoli di credere a quella determina narrazione, la religione tradizionale si dispensa dalla necessità di doverla dimostrare proiettando tale narrazione in un mondo altro e ideale.


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