La modernità diffusa: “Critica della ragione critica” (2)

L’ideale nel reale, un’alienazione imperfetta

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Nel corso del XIX secolo si formò una nuova branca della scienza, la sociologia, grazie all’importante contribuito della riflessione di Auguste Comte. Egli credeva che la sociologia fosse l’ultima delle scienze, in ordine temporale, poiché essa avrebbe dovuto coadiuvare l’apporto di tutti gli altri saperi scientifici per produrre un modello perfettamente compiuto di società. Da Comte nasce il pensiero positivista il quale, ritiene che vi sia un punto di arrivo finale nella formazione della società in cui tutte le contraddizioni si saranno risolte nel nome del progresso comune. Operai ed imprenditori, secondo questa visione, si sarebbero uniti in nome dello sviluppo della tecnica e si sarebbe giunti ad una nuova religiosità dell’umanità. Opposto nelle sue argomentazioni ma simile nel pensiero fu lo stesso Marx. Il filosofo prussiano, se da una parte prospettava una conclusione della società del tutto opposta a quella di Comte, con la realizzazione del comunismo, rappresenta comunque lo stesso modo di interpretare la realtà.

La credenza che gli accomunava era quella di poter, in qualche modo, definire una via verso una condizione necessaria che prima o poi si sarebbe dovuta realizzare. Una condizione che in primo luogo è capace di risolvere tutti i contrasti tra individui, le antitesi della società e, in ultima istanza, della vita umana. Utilizzando quel nostro atteggiamento di comparazione semantica, possiamo in ultima analisi affermare che un filo unico è quello che lega l’accezione scientifica di determinismo con quella filosofica di storicismo e con le varie accezioni particolari di positivismo o marxismo ecc. L’uomo ritiene in un qualche modo che il proprio futuro sia determinato e interpreta la storia come un progressivo cammino verso il raggiungimento di tale fine ultimo.

Questa particolare determinazione fu l’inganno svolto al pensiero dall’illuminismo, il quale nasce con una doppia accezione. Da una parte , come spiegato, fu il contributo ultimo per la nascita del mito della ragione dall’altra però, non può essere ridotto unicamente a questo. L’illuminismo è anche il precursore della Teoria critica del Novecento. Possiamo dunque affermare che esso agì a due livelli, da una parte, in maniera illegittima, volle sostituirsi alla religione tradizionale, dall’altra, invece, contribuì a criticare quegli aspetti che alla religione non dovrebbero competere direttamente come ad esempio, lo sviluppo della tecnica o la comprensione del mondo naturale. L’illuminismo dunque ebbe il grande merito di elevarci nella tecnologia ad uno stadio superiore, contribuendo a migliorare sensibilmente le condizioni sociali degli individui. Un esempio potrebbe essere nel campo dell’innovazione medica. Allo stesso modo però, la sua radicalizzazione, la volontà di sostituirsi al sistema metafisico precedente, è alla base della crisi di senso delle società contemporanee.

L’uomo che aliena se stesso nella ragione illuminista, ragione che crede fermamente di poter realizzare l’ideale nel reale, equivale a Faust che vende la sua anima a Mefistofele in cambio dell’apparente potenza del progresso. L’uomo pone i suoi valori ultimi all’interno del mondo contingente e sperimenta così la disillusione dell’ideale nel reale. È dall’inganno della ragione che infine emerge il nichilismo, l’uomo ha “ucciso” Dio, la religione tradizionale che, in qualche modo, era capace di un’alienazione positiva dell’uomo nella credenza di un mondo altro in cui realizzare il suo ideale, per creare infine un altro “Dio”. Accade però che questa nuova divinità così fatta, risulta incapace di assolvere alla funzione della vecchia spiritualità, di alienare positivamente l’uomo. Eppure come spiegato, i segnali di ammonimento non sono mai mancati; semplicemente ci siamo ingannati dalla potenza che tale sapere era in grado di sviluppare nei confronti del mondo naturale (in termini di manipolazione e sfruttamento). Il paradosso finale che apre l’uomo ad una crisi di senso dilagante e diffusa è che, quello stesso pensiero scientifico, appena un secolo dopo, nel Novecento, subisce dei cambiamenti strutturali fondamentali. La meccanica viene stravolta radicalmente dal relativismo di Einstein e successivamente dalla fisica quantistica contemporanea. L’uomo si accorge che nemmeno il mondo naturale potrà mai essere compreso in maniera deterministica. Questo fatto viene spiegato da principi come il principio di indeterminazione di Heisenberg che, senza entrare nel merito poiché non ne avrei le competenze, spiega come un sistema non può essere osservato senza mutare le sue condizioni iniziali. Ad esempio, se immergiamo un termometro in acqua calda, quell’acqua non avrà più lo stesso calore poiché parte di esso si sarà trasferito intanto “all’interno” del termometro.


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