VIA DI QUA!

VIA DI QUA!

“Non lo so” risposi. “Pur che sia via- di- qua, sempre via- di- qua, sempre via- di- qua, soltanto così posso raggiungere la meta”.“Dunque sai quale è la tua meta” osservò.“Si” risposi. “Te l’ho detto. Via- di- qua; ecco la mia meta.” (Kafka, La Partenza)

«Via-di-qua!», senza un meta e senza un destino, questo è l’appello disperato che giunge a gran voce dalla popolazione di ogni parte del globo. Nel vecchio continente i cittadini inglesi hanno unilateralmente votato per recedere dall’Unione europea senza disporre di un piano B, come dimostrano le lunghissime ed infruttuose trattative di Theresa May che hanno per lungo tempo prospettato lo scenario catastrofico del “no deal”. «Via-di-qua!» è anche il grido disperato di milioni di migranti che scappano dalle guerre e dalle catastrofi economiche ed ambientali generate dalla globalizzazione e che, giunti finalmente nella “terra promessa” – l’Occidente-, vengono discriminati, sfruttati e, nella peggiore, rimpatriati al suono del«Via-di-qua!».

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La globalizzazione e il neoliberismo creano quella necessaria disuguaglianza che spinge “loro” a partire e “noi” a cacciarli via, paura e speranza si intrecciano e si alimentano reciprocamente tra i più poveri. Nel terzo mondo il terrore suscitato dai regimi autoritari e il desiderio di una vita migliore si fondono in una unica volontà: scappare senza guardarsi in dietro. Nei paesi sviluppati invece, la paura del diverso e per la perdita dello status sociale si mescola con la speranza che, una volta cacciato il capro espiatorio, ciò che si è perso in un decennio di crisi economica verrà finalmente riconquistato. Ciò che ci accomuna tutti è l’irrequieta incertezza del nostro futuro ma un’unica sensazione aleggia nelle nostre menti: quella che alla fine, tutto si risolverà per il peggio. Se un tempo il futuro era sinonimo di buoni propositi, di speranza, oggi è causa di incertezza.

inequality.jpgMan mano che il mito del progresso si frantuma, i valori egualitari, libertari e liberali che esso accompagna vengono a sostituirsi con quelli liberticidi del fondamentalismo religioso e del nazionalismo etnico.Mentre l’economia continua a progredire, la cultura regredisce a pari passo con il bisogno di sicurezza dei cittadini che tutto sono pronti a sacrificare a questo scopo. Il capitalismo genera competizione tra gli stessi poveri, disuguaglianza, povertà e massicci fenomeni migratori che dall’altra spingono al razzismo, alla discriminazione e al senso di insicurezza dei cittadini.

I governi sono disposti ad annegare chi pensa solo a salvarsi pur di salvare le apparenze, i poveri discriminano chi è ancora più povero mentre i ricchi diventano sempre più ricchi alla faccia di tutti gli altri mentre l’umanità avvilendosi s’annichilisce sotto li slogan rabbiosi del populismo autoritario.

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