Società da social network (1)

Fin dalla sua creazione negli anni ’90, Internet è stato il più potente mezzo di comunicazione di massa mai creato nella storia dell’umanità. Ulrich Beck, nella sua teorizzazione della “metamorfosi del mondo“, parla appunto di questo processo non come un “cambiamento” – che collega un prima con un dopo- ma come una radicale trasmutazione di alcuni degli aspetti più importanti della vita quotidiana di ogni individuo.

Metamorfosi palesa il fatto che vi sia stato un passaggio irreversibile una condizione A ed una B della storia umana per cui non è possibile tornarne indietro nemmeno se lo si voglia, non prima, almeno, di aver completamente distrutto la condizione B. Ciò significa, in sostanza, che anche il terrorismo reazionario – il più caratterizzante tra gli spiriti rivoluzionari di quest’epoca-, deve utilizzare i mezzi della società del 3° millennio se vuole avere qualche speranza di eliminare la stessa società del 3° millennio. Una sorta di paradosso, un campanello di allarme che ci dovrebbe sensibilizzare sul fatto che è necessario quanto prima adattarci a questi nuovi cambiamenti della vita umana se vogliamo entrare in comunione con quest’ultima.

Oggi la restaurazione utilizza e si appropria dei mezzi della globalizzazione anche se la vuole cancellare. Il nazionalismo anti-europeo partecipa in ogni caso, e con forza, all’agone politico per potersi accaparrare dei seggi al parlamento di Strasburgo poichè, se così non facesse, semplicemente non conterebbe nulla nella società del terzo millennio. Allo stesso modo lo jihadismo che vuole applicare la legge islamica, ossia tornare in dietro di un millennio e mezzo ai tempi di Maometto, deve necessariamente appropriarsi dei social, di Twitter, Telegram, Facebook, per poter condividere la propria ideologia, le foto e i video delle orrende uccisioni degli oppositori in una retorica dell’apparenza curata fino ai minimi dettagli.

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La società sociale è veramente totalitaria, in questo senso. Tutto passa e viene filtrato per i suoi canali anche ciò che, sul piano ideologico, si pone come completamente altro. 

Spesso però l’analisi si ferma alla comparazione tra le reciproche influenze della vita fisico-reale e quella informatico-sociale, che si assestano su un rapporto simbiotico di reciproca dipendenza. Vorrei, invece, spendere delle ulteriori parole su quest’ultimo modello in particolare partendo dalla constatazione del fatto che Internet, dall’invenzione dei social network, si sta lentamente sostituendo allo stessa vita reale delle persone. In molti casi oggi le idee di una persona si formano e vengono forgiate sulle principali piattaforme online.

Il termine di “ideologia“, nell’accezione marxista del termine, ha il significato di un insieme di concetti ingannevoli sviluppati dalla classe dominante per assoggettare tutte le altre e mantenere lo status-quo. Sui social network potremmo sostituire quest’ultimo termine con quello di “fake news“: delle notizie, ma anche un insieme di informazioni, false atte a reclutare e mobilitare un’insieme indefinito di persone verso una causa comune.  

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Il fatto è che il mondo dei social network e del Word Wide Web sfrutta e si sostituisce sempre più a quello della vita reale. L’accesso ad internet e la possibilità di pubblicarvi liberamente i propri contenuti sono diventati dei veri e propri diritti della persona traendo, dunque, una nuova legittimazione per mezzo degli stessi mezzi dello Stato. Il problema è che questa libertà non solo è nociva per lo Stato ma anche per il dialogo e la democrazia stessa. Come abbiamo detto: Internet è, per sua stessa natura, totalitario.

Dividiamo ed osserviamo più dettagliatamente la questione partendo dal pericolo che la società sociale arreca allo Stato. Il pericolo è rappresentato da quella che definirei “l’altra faccia della libertà“. Spesso, e soprattuto oggi, le persone scambiano la libertà con “licenza” ovvero, la possibilità di fare tutto ciò che si vuole. Questo atteggiamento è profondamente nocivo per il vivere comune mettendo in crisi il concetto stesso di “libertà di obbligazione“, quella su cui si fonda l’intero apparato statale. Come già più volte affermato, quest’ultimo nasce, in via teoria, per superare la condizione naturale dell’uomo la quale è fondamentalmente uno stato di perenne dissidio. La libertà dei moderni è dunque la libertà di obbligarsi a delle leggi che, riconoscendo un’autorità comune, possano pacificare la vita dell’uomo. Internet d’altra parte si fonda su un concetto opposto simile in tutto e per tutto allo stato di natura, una situazione di anarchia sociale.

La principale differenza, se non l’unica, tra la condizione di natura dell’uomo e quella dettata dalla società 3.0 è il fatto che quest’ultima non può essere in altro modo. Tutti abbiamo sicuramente letto delle proteste contro la legge sul copyright mosse dalla comunità di internet tra cui, in primis, Wikipedia. Il World Wide Web si fonda sull’immediatezza dei contenuti, sullo scambio istantaneo, senza frontiere ne barriere, sulla più libera espressione del pensiero insomma, è quasi impossibile regolarlo tramite un legislazione senza provocarli un danno permanente. Allo stesso modo, divenendo un nuovo diritto, esso si impone sulla legislazione nazionale rivendicando il suo spazio di legittimità e legalità.

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La più grande ideologia trasmessa dalla rete, che viene poi riutilizzata da chi vuole mettere in discussione le istituzioni, è quella che ognuno deve essere lasciato libero di fare ciò che vuole. I cittadini dello Stato, il quale dovrebbe provvedere affinché sviluppino una coscienza etica verso il rispetto delle leggi, si vedono ora istruiti verso l’esatto opposto da una realtà virtuale che, seppur non esistendo, mette in crisi le fondamenta stesse del vivere reale. Oggi, con il fallimento sempre più eclatante e manifesto delle istituzioni e dello Stato sociale, questa sembra essere sempre più la realtà delle nuove generazioni che, passando la maggior parte del loro tempo in rete, sedimentano fin nell’inconscio questa nuova coscienza civica.

Lo Stato ha prodotto dentro di se un nuovo spirito d’anarchia sociale per mezzo di una nuova realtà, perfettamente legalizzata e legittimata, che lo sta fondamentalmente rimpiazzando.

Nella parte successiva di questo articolo andremo ad analizzare quelli che sono i danni arrecati al dialogo e alla democrazia.