La modernità diffusa: “La società della modernità diffusa” (3)

La società della “modernità diffusa”

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Un’altra considerazione di grande importanza è che, con l’innovazione dei mezzi di comunicazione, anche la socializzazione primaria appare a rischio. Chi non è capace di comprendere l’utilizzo di smartphone, social network o computer, rischia di venire precluso dai processi più basilari della socializzazione stessa. Se venissero eliminati i dipendenti delle banche, ipotesi assolutamente non fantascientifica, da una parte molte persone anziane si troverebbero in difficoltà per imparare ad utilizzare il sistema digitale; allo stesso modo, i lavoratori dovrebbero specializzarsi in un nuovo lavoro che potrebbe essere, ad esempio, la gestione e manutenzione del sito della banca per cui lavoravano. What’s up oggi sostituisce spesso la comunicazione diretta grazie alla sua gratuità e facilità di fruizione. Chi però non si adegua a questo nuovo standard rischia di rimanere escluso a livello comunicativo con gli altri. Facendo un esempio, un tempo venivano svolte molte più chiamate a telefoni fissi e poi cellulari, le quali erano le uniche sostituite del contatto diretto, o quasi. Oggi, per molte di queste conversazioni, vengono utilizzati i messaggi inviati da applicativi come il già citato What’s up e la frequenza delle chiamate telefoniche si è molto ridotta. Questo potrebbe risultare, in alcuni casi, in una diminuzione dei contatti con le altre persone (di coloro che decidono di non aggiornarsi) poiché, è improbabile che l’abitudine all’uso di un sistema comunicativo venga mantenuta quando la stragrande maggioranza degli scambi sociali avviene per mezzo di un altro. In questo senso anche gli anziani possono essere considerati dei “vinti” a causa della globalizzazione anche se, non stiamo strettamente parlando di persone che hanno perso lavoro o che vivono nel precariato. I vinti sono anche loro che la globalizzazione ha relegato ai margini della società fin dentro la dimensione delle mura domestiche. Ritornando però al mondo del lavoro e alla scomparsa delle politiche assistenziali dello Stato in un’ottica sempre più di deregolamentazioni e neo-liberismo, gli anziani oggi sono sconfitti anche nell’ottica di servizi e pensioni sempre più carenti. Il loro sostentamento diviene spesso a carico dei giovani, dei figli, che paradossalmente, non hanno nemmeno più il tempo, a volte, di accudirli in un’ottica di serrata e continua competizione. In una dimensione famigliare in cui sia l’uomo che la donna sono emancipati e non avviene, come nel passato, che queste ultime debbano “badare al focolare domestico”. Ecco quindi che le aziende private che gestiscono gli ospizi, le case di riposo, si arricchiscono sempre più mentre gli individui si allontanano l’uno dall’altro e monta l’insoddisfazione per la politica che paradossalmente contribuisce al suo stesso processo di disintegrazione. L’appoggio a politiche di austerità e diminuzione della spesa pubblica, oppure l’elargizione di servizi di “compiacenza” per categorie esclusive, come avvenuto per le baby pensioni, determina l’incapacità per lo Stato di assistere buona parte dei suoi cittadini. Gli anziani si sentono traditi dai politici che vanificano gli sforzi e i risparmi di una vita mentre le compagnie private si arricchiscono e ottengono nuova forza contrattuale cosicché il potere si disperde in tanti piccoli poli e i partiti tradizionali sprofondano nella loro stessa miseria. Ecco “svelato” uno dei piccoli circoli viziosi generati da uno molto più grande su cui questa narrazione cerca di far luce.

La società odierna dunque non è un cambiamento radicale dall’epoca moderna, come qualcuno afferma, bensì ne è la diretta evoluzione. Quando la sfera della società civile si espande a tutta la popolazione, quando questa diviene il centro di gravita del senso della nostra vita, ecco che giungiamo alla contemporaneità. Nella società civile, non esiste alcuno status quo immutabile poiché tutto è sottoposto a continuo adattamento. Al contrario del sistema passato l’uomo è consapevole che la legittimazione ultima di ogni aspetto del mondo in cui vive risiede nella sua volontà. Questo perché la società civile moderna nasce come prodotto consapevole dell’uomo, riprendendo Grozio <<etsi deus non daretur>>. Il mondo in cui viviamo nasce in progressiva antitesi a quello passato il quale, si fondava su un pensiero dogmatico assolutamente non dinamico.

In conclusione i processi della globalizzazione hanno condotto ad una società, che noi chiamiamo della “modernità diffusa”, in cui al grafico spazio-temporale del progresso dobbiamo aggiungere una terza dimensione z-integrazione. Il progresso non può più essere inteso alla maniera dei moderni, come una linea retta che identifica, nel suo punto finale, un determinato valore. Con la piena modernizzazione delle nuove generazioni, e dunque non più di una ristretta élite filosofico-culturale, attraverso i mezzi di comunicazione di massa e il mercato unico, il progresso ha sviluppato la dimensione della profondità. Oggi quindi le società sono formate da categorie di individui diverse ognuna con il proprio valore di progresso. Considerando la dimensione intra-sociale, ossia quella interna alle singole, la capacità dell’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione e le nuove tecnologie, in generale, determina un primo fattore di diseguaglianza tra vecchi e giovani. Riflettendo invece sulla dimensione inter-sociale la diseguaglianza nasce dallo condizione evolutiva dei singoli paesi, questa divisione viene identificata dallo status di paese di primo, secondo o terzo mondo. Grazie alla globalizzazione tutte queste dimensioni sono in una condizione di interdipendenza cosicché il progresso non appare più come una unica linea ma bensì come un vettore tridimensionale che assume più valori. Ognuno di questi valori che lo compongono identifica, in una dimensione intra-sociale, una determinata categoria sociale, mentre a livello inter-sociale, un determinato paese. La terza dimensione z identifica il grado di integrazione di quella determinata classe sociale o paese verso la via del progresso. Tutto ciò avviene poiché, come precedentemente detto, ai singoli viene lasciato l’onere di contribuire in massima parte alla propria integrazione. Livelli diversi di progresso identificano anche la capacità delle persone di “parlare la stessa lingua” e, dunque, di riuscire a comprendersi. Non bisogna stupirsi quindi che spesso oggi gli anziani affermino di un riuscire a capire i giovani e viceversa, semplicemente utilizziamo, nel verso senso della parola, sistemi di comunicazione diversi. Nel panorama dell’offerta comunicativa di oggi: lettere, email, sms, What’sup – e gli altri social- coesistono al medesimo tempo. Le stesse conclusioni valgono anche per i mezzi di informazione, se gli anziani prediligono guardare il telegiornale i giovani, invece, utilizzano internet. Questa divisione permea ogni aspetto della vita quotidiana fino agli stessi social-network così, i primi utilizzano ampiamente Facebook mentre, oggi Instagram e Snapchat rimangono una prerogativa dei ragazzi.

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Le ripercussioni di questo processo sono le più disparate da sentimenti di alienazione anomica, la reclusione all’interno delle mura domestiche degli anziani, alla necessità per le aziende e agenzie di informazione di variare e diversificare la propria proposta in base alla categoria sociale che si vuole raggiungere. Ma esiste anche un’altra considerazione importante. Il progresso si può risolvere in un aumento delle limitazioni, per il singolo, di avere voce in capitolo sulla società e in ultima istanza sui processi che finiscono per determinare la propria esistenza, poiché, nella modernità diffusa, ogni categoria è soggetta a condizionamento da parte delle altre. Così ad esempio un politico potrebbe affermare delle idee, considerabili giuste dai più, ma se in questo egli si presentasse alla pubblica piazza con mezzi e metodi etichettati quali della “vecchia politica” è molto probabile che non riceverebbe attenzione dal grande pubblico. Una società frammentata nella sua dimensione spazio-temporale favorisce la sua stessa disintegrazione in diversi raggruppamenti comunitari di individui che vivono con mentalità e stili di vita simili. Infine quell’avanguardia di individui perfettamente integrati nella dimensione del progresso, che tende ad assottigliarsi sempre di più con l’aumento della disuguaglianza, diviene l’élite amministrativa e di governo, l’unica in grado di comprendere quei sistemi che contribuisce a produrre.


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