La modernità diffusa: “La società della modernità diffusa” (2)

La società della “modernità diffusa”

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La società contemporanea quindi, non solo è profondamente specializzata a livello di struttura di secondo livello, quella data dalla socializzazione secondaria che comprende conoscenze più specifiche, ma anche a livello primario. Si potrebbe affermare che la società oggi muta costantemente nelle sue fondamenta. Questo cambiamento influisce fino al livello della vita quotidiana; non più solo in alcuni settori secondari come quelli delle élite culturali o del lavoro.

Questa radicalizzazione del cambiamento però, implica conseguenze di enorme portata. Potremmo dire che per alcuni individui e, nella fattispecie, una buona fetta di anziani, il mondo della vita quotidiana coincide sempre di più con quello delle mura domestiche. Una sorta di regressione a sistemi sociali passati, soprattutto quando l’essere giovani risulta essere un valore fondante, un tabù della modernità, e chi sceglie di fare i conti con la propria anzianità è in qualche modo costretto a “ritirarsi” a vita privata perché, un pensiero che non è disposto al cambiamento, all’innovazione, non sembra più far parte, o essere tollerato, dalla società della modernità diffusa. Oggi potremmo dire che l’appartenere de facto alla società civile, quella che si pone tra la famiglia e le istituzioni politiche, appare essere un conseguimento in itinere, frutto di un processo di aggiornamento potenzialmente infinito.

Portando avanti questa riflessione, potremmo affermare che questo è un aspetto caratteristico della società civile, il quale però non si è presentato subito in tutta la sua grandezza. Per capire meglio, dobbiamo pensare che in passato la società civile non era la dimensione principale e fondamentale della vita quotidiana anzi, per lungo corso si può dire che essa non sia mai esistita. Bisogna comunque considerare che la mia riflessione inizia nel medioevo, periodo in cui molte “conquiste” del mondo antico sono in qualche modo andate perdute per poi essere riscoperte solo successivamente. Dunque non dobbiamo pensare che nel mondo romano, ad esempio, una società civile non esistesse, anzi essa era prospera e coinvolgeva, oltre che i nobili ottimati, anche altre fasce della popolazione poiché diffuso era il mercantilismo ed era avvenuta una certa urbanizzazione. Dobbiamo pensare che Roma giunse ad avere un milione e mezzo di abitanti nei primi decenni dopo l’anno 0 d.C. e che, intorno al mille d.C, aveva una popolazione di appena 30 000 abitanti. I cambiamenti sociali prodotti dal medioevo furono senza dubbio impressionanti.

La società civile moderna pone le sue radici nel processo di secolarizzazione e urbanizzazione che inizia con la “rinascita dell’anno Mille” in primo luogo grazie allo sviluppo della classe mercantile durante i secoli successivi (ovviamente riferendomi unicamente ai centri urbani). Prima di questo periodo, eccezion fatta che nelle città, non esisteva affatto una società civile, bensì vi erano due dimensioni assolutamente distinte. Da una parte vi era la sfera delle relazioni familiari, la quale però, era molto più amplia di oggi e comprendeva anche la stessa sfera economica oltre che diversi raggruppamenti familiari distinti, basti pensare alle case coloniche. Dall’altra vi era la sfera del potere che comprendeva la politica regia e la religione. Queste due dimensioni rimanevano distaccate e non vi era modo per la gente comune di esercitarvi una influenza.

Un primo embrione della società civile moderna si sviluppò, in primo luogo, dall’ambito economico nelle città, con la nascita di corporazioni e arti. Successivamente essa si sviluppò anche sul piano culturale nel corso dell’illuminismo nei luoghi di ritrovo degli intellettuali, come i caffè, e vide la nascita dei giornali, delle riviste ecc. La società civile è quindi da sempre stata espressione di una cultura in fermento, in costante cambiamento ed evoluzione, e soprattutto, è un prodotto umano appartenente a un determinato periodo storico. Con ciò intendiamo che la sua esistenza non è affatto scontata bensì, essa necessita di determinati presupposti. Se ammettiamo che la funzione della società civile sia quella di modificare la società e offrire un canale di comunicazione e l’opportunità per le persone di influenzare le decisioni prese nei palazzi di potere, allora essa necessità di un qualche tipo di legittimazione. Tale legittimazione a poter contribuire nella definizione delle politiche pubbliche si è, come detto, formata a partire dalla rivoluzione mercantile del nuovo millennio. Il suo ultimo tassello, fu la Rivoluzione francese quando, dopo essere maturata, fruttifico nella considerazione secondo cui la borghesia era il vero motore dello Stato francese, unica vera rappresentante della nazione, e dunque rivendicando il diritto di essere rappresentata.

Oggi veniamo educati a prendere parte a questo sistema. L’espressione “diventare qualcuno” è forse uno di quei paradigmi che più identifica la nostra contemporaneità e nasce da diversi presupposti che hanno altrettante ripercussioni. Avremo tempo di analizzare meglio questo concetto, per ora basti sapere che il “diventare qualcuno” è inteso all’interno della società civile e che, l’espressione oggi così significativa, fino a qualche secolo fa sarebbe suonata così strana da non essere quasi compresa dalla maggior parte delle persone perché semplicemente non avrebbe avuto senso. Non avrebbe avuto senso in un sistema famigliare, non avrebbe avuto senso senza la società civile. Inoltre oggi, con la crisi dello Stato-nazione e dei suoi apparati, anche gli stessi mezzi e il percorso da intraprendere per “diventare qualcuno” appare essere completamente a discrezione dell’individui. Tutto ciò implica una maggiore concorrenza tra i singoli i quali sono sempre più indipendenti dai limiti e dalle forme dettate dai mezzi tradizionali. Basti pensare alle nuove possibilità in fatto di comunicazione dettate dalla rivoluzione digitale, in sostanza da Internet. Questa concorrenza è però anche la fonte di una profonda insicurezza dei singoli, soprattutto tra chi ormai, si sente abbandonato dalle istituzioni. Chiamiamo questa categoria di persone come gli “sconfitti”, coloro che hanno ricevuto un danno dai nuovi e imponenti fenomeni della globalizzazione.

Questo spirito di autorealizzazione, dunque, sposta il senso dell’esistenza dei singoli dalla sfera della vita familiare a quello della società civile la quale, per sua natura, rappresenta un polo dinamico e competitivo. Il dinamismo viene dato dal fatto che la società civile è in continua evoluzione, ciò implica che, l’aderirvi diviene una scelta volontaristica delle persone che da giovani sono preparate a parteciparvi ma, successivamente, sta ad ognuno di noi mettere in pratica tutte quelle attività necessarie per mantenere quella data posizione. Il mondo feudale si basava su un sistema di “status”, indipendente dai singoli, il quale andava a caratterizzare ogni individuo fin dalla sua nascita. La competizione, invece, nasce come conseguenza dell’ampliamento dell’accesso alla società civile a tutta la popolazione. Questo fenomeno accadde ad esempio in politica; l’ampliamento dell’elettorato fece si che si passasse da un sistema di notabili, i quali si accordavano tra loro senza grandi conflittualità, ad un sistema di partiti di massa in serrata competizione per garantirsi l’adesione dell’elettorato .

La società delle modernità diffusa e competitiva, radicalizza per sua natura le disuguaglianze. La popolazione viene divisa tra forti e deboli, tra coloro che riescono a mantenersi costantemente aggiornati e chi invece sceglie di “ritirarsi”, tra chi ha successo e chi no. Differentemente dal periodo premoderno però, ciò che si ottiene è estremamente più volatile e, se non si è disposti ad aggiornarsi in itinere, probabilmente non verrà mantenuto. Un imprenditore rischia di vedere la propria azienda fallire se non è capace di adeguarsi al mercato di riferimento, un esperto in riparazioni di radio di inizio secolo avrà dovuto imparare a riparare televisioni e così via. Questo diviene un problema quando il ritmo dell’innovazione tecnologica subisce accelerazioni tali da rendere necessario rimanere costantemente aggiornati. Per tali motivi oggi cresce sempre più la schiera di analfabeti sociali, coloro che non hanno saputo tenere il ritmo della modernità.


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