La modernità diffusa: “La società della modernità diffusa” (1)

La società della “modernità diffusa”

La società è il prodotto umano più importante, quello da cui derivano la maggior parte delle opere dell’uomo e sicuramente tutte quelle di un certo livello di complessità. Potrei spingermi oltre ed affermare che essa è anche il primo dei prodotti dell’uomo in ordine storico oltre che, come detto, gerarchico. Alla nascita infatti, siamo sempre individuati all’interno di un nucleo famigliare che costituisce una piccola società già di per sé.

L’uomo dunque è legato in maniera indissolubile con la comunità di appartenenza, anche a livello fisiologico; passa un determinato lasso di tempo, la “prima infanzia”, in cui il neonato non è completamente sviluppato ed in questa fase le relazioni sociali che gli intercorrono contribuiscono al suo sviluppo organico. Inoltre una tappa fondamentale per l’evoluzione della specie umana si ebbe con la cottura della carne infatti, quando viene cotta, la carne è in grado di generare un maggior apporto energetico che è stato fondamentale per l’aumento delle dimensioni del cervello umano che, come è noto, è l’organo che consuma più energia. Considerando ciò, di vitale importanza è stato il fatto che i nostri antenati ominidi, che vivevano in gruppi, siano stati capaci di “tramandare” questa esperienza agli altri individui poiché un cambiamento evolutivo avviene in un lungo lasso di tempo e necessità di una certa costanza nel tempo.

Consci di queste considerazioni, possiamo affermare con sicurezza che non si sbagliava affatto Auguste Comte quando affermò che “l’umanità fosse composta più di morti che di vivi”. Se infatti non potessimo fare affidamento sulle esperienze dei nostri antenati, non saremmo nemmeno capaci di sviluppare un cultura superiore, vivremo come bruti, e probabilmente non saremmo nemmeno esistiti come specie sapiens-sapiens.

Oltre a questa funzione, le società assolvono ad un altro ruolo fondamentale ovvero quello di “neutralizzazione” dei problemi e creazione della sfera della vita quotidiana. In questo caso si intendono tutte quelle problematicità che possono intercorrere sia nell’incontro tra due o più individui sia nel rapporto, a volte conflittuale, tra l’uomo e il mondo naturale. Da una parte dunque la formazione di una cultura comune, una riserva di senso condivisa a tutti i membri della comunità, è fondamentale per regolare il rapporto tra questi al fine di renderlo il quanto più possibile spontaneo e irriflesso. Possiamo fare l’esempio di due sconosciuti che si incontrano ad un bar ed iniziano a fare amicizia. Inizialmente entrambi avranno un modo di rapportarsi “artificioso” poiché, non conoscendosi e non avendo molto in comune, se non le informazioni basilari date dalla cultura di appartenenza, dovranno pensare alle loro azioni ed interpretare costantemente quelle altrui. In un primo momento dunque Rossi deciderà di salutare Luigi con una stretta di mano mentre viceversa Luigi opterà probabilmente per un altro saluto rendendo il gesto “impacciato”. Con il tempo, si verrà a creare una comune “ritualità” che eliminerà questa iniziale “goffaggine” e la maggior parte delle loro azioni reciproche sarà spontanea. In questo caso, nel linguaggio della sociologia, si dice che un’esperienza, comportamento, sistema d’azione soggettivo, si è oggettivato ed è diventato patrimonio comune di entrambi gli individui. Per quanto invece riguarda il rapporto uomo-mondo naturale, sappiamo che spesso ci ritroviamo in problemi di varia natura di cui, la maggior parte delle volte, possediamo già le competenze teoriche, date dalla nostra cultura collettiva, adatte alla loro risoluzione. Quanto dunque sarebbe difficile vivere se da una parte dovessimo sempre pensare a come relazionarci con gli altri e, dall’altra, a come superare le difficolta in cui incappiamo, anche quelle che potremmo ora considerare più elementari ma che un tempo non lo erano, come l’accendere un fuoco?

Questo problema non è affatto scontato soprattutto perché è alla base del senso di estraniamento provato dalle persone anziane nei confronti del mondo che gli sta attorno ma, anche, del fenomeno dell’analfabetismo funzionale che riguarda sempre più individui. Tali problematicità dunque, non riguardano più ominidi e la loro necessità di instaurare un qualche tipo di rapporto con i loro simili, stiamo parlando di persone moderne le quali nel giro di qualche anno perdono drasticamente il “contatto” con il mondo che le circonda.

Analizziamo quindi il “recente” passato per cercare degli indicatori che possono spigare come avvenga questo fenomeno dell’analfabetismo funzionale. Il medioevo è sicuramente l’epoca più vicina alla nostra, quella in cui la maggior parte delle nostre istituzioni, credenze e tradizioni sono nate e si sono sviluppate. In un certo senso si è avuto un distacco “reale” della popolazione con questo periodo storico solo successivamente alla industrializzazione e ai fenomeni di urbanizzazione prodotti nella seconda metà del 1800 in paesi come l’Inghilterra, gli Stati Uniti o la Francia in cui si è sviluppata una forte classe borghese. Ma se poniamo l’occhio nella maggioranza degli Stati, anche solo europei, come l’Italia; scopriamo che il cambiamento radicale con il modo di vivere passato è avvenuto molto più tardi di quanto si possa pensare. In Italia a seguito della ricostruzione e del “miracolo industriale” dopo la seconda Guerra Mondiale. In generale, guardando ai paesi europei, l’ultimo tassello fondamentale verso la completa assimilazione di quei valori della contemporaneità si è avuto grazie ai primi decenni dopo la seconda guerra mondiale, i cosiddetti “gloriosi trent’anni”. Le generazioni nate dalla metà del ‘900 hanno imparato a convivere con un sistema sempre più internazionalizzato, a fare propri valori come l’integrazione, il cosmopolitismo e, soprattutto, dalla metà degli anni ’70 questo processo ha avuto una sua accelerazione per mezzo dell’integrazione delle politiche degli stati verso una prospettiva di economia di mercato unico e globale. Tutti valori che un tempo erano prerogativa di una manciata di filosofi liberali.

Esiste dunque una fascia di generazioni, quelle nate nei primi decenni del 1900, che è ancora legata ad un sistema sociale passato che “non c’entra niente o poco” con quello contemporaneo. L’epoca moderna, che nasce nel 1600, fu solo un appannaggio della popolazione più benestante; le classi subalterne hanno continuato a vivere come nel passato per un molto più lungo lasso di tempo. Potremmo dunque affermare che il periodo contemporaneo, a differenza di quello moderno, nasce e si caratterizza dalla piena modernizzazione delle nuove generazioni e non solo di una élite ristretta. Questo però, come detto, non toglie che vi siano strati di popolazione che ancora vivono in maniera simile ai loro antenati e che si sentano in qualche modo estraniati nel mondo presente.

Qual’è quindi il motore della modernità, la sua caratteristica sine qua non? Per rispondere a questa domanda possiamo ricorrere ad una brevissima analisi del suo sistema più caratteristico, il sistema economico. Il capitalismo, che sicuramente si sviluppò con e grazie alla modernità, fonda la sua struttura sull’assunto della continua evoluzione e perfezionamento dei mezzi di produzione, è un sistema per sua natura dinamico. Tale concetto particolare può essere declinato, per mezzo di diverse denominazioni, in altri aspetti del pensiero moderno: in filosofia esso prende nome di progresso, nelle scienze sociali potremmo definirlo con il termine di specializzazione. La società moderna è una società che per sua stessa natura tende costantemente a specializzarsi in nuovi settori, nuove conoscenze, nuovi sistemi di produzione; la società moderna, e ancor più quella contemporanea, hanno indici di cambiamento annuali molto elevati (soprattuto se confrontati con il sistema patrimoniale feudale).

Prendiamo in considerazione il tema dei centri di potere. Qualche secolo fa il potere era assolutamente concentrato e veniva gestito da figure monocratiche che “erano sempre quelle”. Esistevano il feudatario, i vassalli, gli esponenti del clero, i principi, il re. Oggi il potere, oltre ad essere diviso costituzionalmente, è gestito da una serie di attori i quali ne possiedono una percentuale, una fetta della torta. Questa moltiplicazione dei centri di potere necessità di una sua conoscenza per essere compreso. Come faccio a sapere per quale partito politico votare per far valere i miei interessi se non so l’orientamento politico e le proposte dei loro leader, considerando un sistema , come quello italiano, in cui i partiti e le coalizioni mutano ad ogni legislatura per ciò che riguarda orientamenti, denominazioni ecc?. L’intero sistema politico liberal-democratico contemporaneo si basa sull’artificio della rappresentanza mediata dai partiti che svolgono la funzione di aggregazione di interessi particolari per proporre specifiche proposte da presentare all’elettorato al momento del voto. Questo sistema presuppone e necessita di una società civile interessata ed informata che, rimanendo costantemente aggiornata, possa esprimere un voto. Inoltre, questa moltiplicazione dei centri di potere, a livello intra e sovra nazionale è uno dei motivi fondamentali della crisi odierna degli stati-nazione in tutto il mondo occidentale. Oggi l’agenda politica non viene più unicamente dettata dal governo ma sempre più spesso è frutto della concertazione con i gruppi di interesse che compongono la società civile, o diremmo meglio, la società dei consumi. Quando lo stesso monopolio della coercizione legittima diviene influenzato e/o influenzabile da organizzazioni extra politiche, come le lobby, ecco che uno dei pilastri fondamentali dello stato occidentale si sgretola e crolla. La stessa decisione politica ultima, la dichiarazione di guerra, che decide della vita di migliaia di persone, oggi non si può dire che sia una prerogativa reale delle sole camere legislative ma sempre più spesso viene influenzata dalle volontà dei gruppi di pressione. Quando si scopre che un paese come gli Stati Uniti aveva eletto in carica un presidente, Bush, fondatore di una importante compagnia petrolifera, l’ “Arbusto Energy”, al tempo della dichiarazione di guerra in Iraq e Afghanistan i nostri dubbi non possono che sorgere. Anche considerando i legami con la compagnia petrolifera e il fratellastro di Osama bin Laden, Salem bin Laden. Il “povero” Stato-nazione, nel bene e nel male, oggi viene sbattuto da un polo all’altro e non è più capace, come espressione del bene per sé e i cittadini, di assolvere al suo compito; quello di difenderli dalla furia della violenza umana. Infine, anche a livello lavorativo diviene necessario il costante aggiornamento sullo studio dei nuovi settori, delle nuove tecniche o materiali. Questo ragionamento può essere applicato anche a molti altri aspetti come, ad esempio, le nuove tecnologie, i social network, l’uso degli smartphone, ecc.


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