L’importanza dell’accoglienza

sharia


Se l’accoglienza è la migliore forma di integrazione, l’integrazione è il miglior antidoto alla discriminazione. La discriminazione è la causa del razzismo il quale, a sua volta, genera odio. L’odio produce violenza, la violenza non ha parti e si diffonde, piatta, tra le fazioni al potere. Il dialogo perisce nei taciti silenzi, nei confronti mancati d’uno Spirito dogmatico che presto fruttifica in spiga di rovina, donde miete messe di pianto ¹.

Ispirato da un romanzo di recente lettura, “Radical” di Maajid Nawaz – di cui consiglio la lettura-, ho voluto sintetizzare quel processo che, creatosi da una mancata occasione di accoglienza, si è trasformato in quello che oggi chiamiamo “fondamentalismo islamico”, una radicalizzazione dell’ “islamismo“. Quest’ultimo rappresenta un’alternativa al socialismo arabo il quale ha avuto, tra i maggiori esponenti, lo stesso Saddam Hussein e che si distingue dall’islamismo per non ripudiare lo stile di vita occidentale. Se infatti l’islamismo e il socialismo arabo sono vicini in merito al “panarabismo” – la costruzione di una comunità di tutti gli stati arabi- per quanto riguarda il rapporto con l’Occidente, le due visioni sono completamente agli antipodi tant’è che, una delle prime riforme emanate da Saddam Hussein fu quella di abolire la Sharia adottando un sistema legislativo di stampo occidentale sul filo della tradizione laico-nazionalista intrapresa, per la prima volta, da Mustafa Kemal Atatürk (eroe nazionale turco, primo presidente della Turchia). Le accuse che gli islamisti rivolgevano a tali dittatori arabi, tra cui anche il leader egiziano Nasser e lo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, erano quelle di aver svilito lo spirito della fede religiosa rinchiudendolo in una dimensione privata completamente al di fuori da ogni reale influenza politica sotto le spinte laico-secolarizzanti della società Occidentale. Se, infine, l’islamismo nasceva come un movimento dalla forte vocazione politica il quale faceva affidamento sul Corano in maniera concorrente aggiungendo riferimenti religiosi ove facesse comodo per galvanizzare la propaganda politica, esso con il tempo si fuse con l’ala letteralista e fondamentalista dell’Islam dando vita a note cellule terroristiche come Al-Qaeda e al cosiddetto “jihadismo”. Tema comune dell’islamismo è da sempre la formazione del khilāfah, il cosiddetto “Califfato” ovvero: l’unione spirituale e politica dei musulmani.

Nel romanzo emerge un punto fondamentale il quale merita di essere brevemente discusso ed ovvero, la necessità mancata di efficaci politiche di integrazione sociale. Ricollegandomi al saggio “Guerra santa e santa alleanza” (M. Graziano), uno dei presupposti affinché non si creino le condizioni per il proliferare del fondamentalismo – di qualsiasi professione religiosa- è il corretto funzionamento del sistema di welfare e, dunque, dello stato sociale, presupposto fondamentale di una società laica. Quando uno Stato non risulta essere in grado di “accudire” una determinata categoria di individui, ecco che subentrano alla sua azione altri attori che si occupano delle questioni sociali come potrebbero essere le associazioni parrocchiali piuttosto che altri tipologie di comunità religiose e spirituali. Un modello di questo tipo viene descritto dettagliatamente da Nawaz, esso si incarna nei cosiddetti “gruppi di studio“, dei luoghi dove gli aspiranti jihadisti si incontravano per discutere di politica, religione e, soprattutto, di attualità. A questi gruppi si affiancavano, nel Regno Uniti degli anni ’90, anche le associazioni studentesche musulmane le quali servivano per diffondere la propaganda e reclutare ipotetici aspiranti offrendo protezione ai classici problemi delle minoranze, primo fra tutti la discriminazione e il razzismo.

Senza dilungarmi troppo, ritengo che oggi stiamo continuando a perseverare una situazione sociale particolarmente adatta e prolifica per queste ideologie radicali. La stessa decisione del governo di voler diminuire i fondi per l’accoglienza non è altro che un grosso passo indietro e una semplificazione al lavoro di chi aspira a reclutare e radicalizzare sempre nuovi individui. L’ondata di razzismo che ha investito il nostro paese certamente peggiora questa fragile situazione, non credo sia necessario un genio per notare come in Italia si stiano formando dei veri e propri “quartieri-getto” in cui i migranti vengono ammassati con poche possibilità di integrarsi nella nostra società. Senza spingermi troppo avanti con il discorso, vorrei che tutti noi riflettessimo sulla importanza dell’accoglienza e dell’integrazione poichè la disperazione e la discriminazione rendono capace di atrocità anche l’uomo più mite.

¹ Eschilo, “I persiani”.