Gocce di felicità (IV.1)

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NARCISISMO, BULIMIA ED EGOISMO

Da ormai tre anni, ciclicamente combatto con questo problema, la bulimia, spesso è faticoso convivere con questo che io vedo come un fastidioso intralcio alla mia vita. Un insistente problema che vorrei superare, un pizzicotto fastidioso che prontamente ritorna quando pensavo fosse finalmente sparito. In tutto questo tempo mi sono interrogato sulle sue cause trovando una prima giustificazione nella dieta e nell’alimentazione. Voglio sconsigliare vivamente a tutte e persone che leggeranno questo libretto di evitare delle diete drastiche come quello che spesso si seguono in un ottica di allenamento intensivo in palestra. Questo è quello che io ho fatto e in parte il problema deriva anche da tali errori. Ricordo che quando ero più piccolo, verso i 17 anni iniziai ad escludere dall’alimentazione dei micronutrienti fondamentali tra cui, ovviamente, i carboidrati. Mangiando solo pollo e riso in bianco, con qualche galletta, e molta verdura sviluppai una grande tensione interna tra la apparente necessità di seguire questa dieta e i messaggi che il mio corpo inviava ovvero, smettere subito. Con il tempo e portando avanti questo regime alimentare per più di tre mesi iniziai a considerare il cibo come qualcosa contro cui lottare, abbandonai il piacere di mangiare e, inoltre, crebbe in maniera smisurata la mia voglia di dolci. Voglia che non avevo mai avuto in tutta la mia infanzia e prima adolescenza. Successivamente quando abbandonati questa rigida dieta, il mio divorzio fu sicuramente traumatico ed iniziò quella che potrei, quasi sarcasticamente chiamare, la “stagione delle abbuffate”. Iniziai a confrontarmi con una dimensione, quella del “limite” e della sua relativa mancanza, che è proprio il tema centrale di questo capitolo assieme ai concetti di narcisismo ed egoismo. La necessità di ottenere un fisico perfetto, statuario, è un bisogno che è perfettamente connesso al tema chiave su cui andremo ad indagare, iniziamo dunque parlando ancora una volta di individualismo.

L’individualismo nasce a causa di diversi fattori ognuno connesso all’altro e tutti in relazione allo spirito sociale odierno. Iniziamo trattando la definizione che Berger e Luckmann danno nell’opera: “La realtà come costruzione sociale”. La società contemporanea presenta un processo di differenziazione simbolica in sub-universi di significato ossia: è normale riscontrare la presenza e la commistione di diverse visioni del mondo – anche molto distanti tra loro- all’interno del medesimo vivere sociale. In questo modo, per fare un esempio ripreso da questo saggio, il figlio di una rispettabile classe medio-borghese oggi può tranquillamente avere, da un lato, gli amici del circolo di equitazione e, dall’altra, i ragazzi del quartiere che provengono da diverse e, per pura ipotesi, estrazioni sociali inferiori. Egli dunque, nel corso della socializzazione primaria, quella che si svolge nell’infanzia, interiorizzerà diversi schemi valoriali e visioni del mondo. Probabilmente non si legherà nello specifico a nessuna di queste ma bensì è molto probabile che assuma un atteggiamento individualista scegliendo quale assumere in base alla situazione. Dunque da grande potrà comportarsi nel medesimo tempo in un perfetto uomo di affari e allo stesso tempo andare al pub la sera a bere una birra con i suoi amici d’infanzia abbassando e livellando il target del suo agire sociale in base al linguaggio e agli schemi simbolici di questi ultimi.

Si possono addurre altre cause all’individualismo e per tale motivo ci faremo aiutare dalle osservazioni prodotte dalla scuola di Francoforte che vengono riassunte nella sociologia della “Teoria critica”. L’individualismo nasce anche come svalutazione del mondo esterno, tale svalutazione porta l’individuo a guardare solo a se stesso poichè il mondo esterno ha perso il suo fascino o, in termini Freudiani, la sua libido. Questo accade quando la società, come quella capitalista e contemporanea, ci spinge a vedere ogni altra cosa, a parte noi stessi, come delle cose, degli oggetti che possono essere scambiati, manipolati o comprati. Stiamo parlando di quello che prende il nome di processo di “reificazione” della realtà. Tutto, anche la stessa cultura, nella società del consumismo viene vista come un oggetto. La cultura “reificata” diviene un oggetto di scambio come gli altri. Questo ci porta ad un successivo passaggio logico frutto di mie riflessioni che non è altro che la dialettica conflittuale tra agire pratico ed agire idealista. Il consumismo e il “disincanto del mondo”, ossia la sua perdita di fascino/libido ai nostri occhi, ci spingono ad abbandonare ogni visione idealizzata riguardo a qualsiasi tema ed oggetto del pensiero. Il mondo perde la sua bellezza ai nostri occhi. E nello specifico sociale le categorie collettive del pensiero come l’idea di comunità, gruppo o cameratismo. Questo perchè tali tipi ci costringono ad una riflessione la quale si fonda su criteri astratti i quali necessitano in primo luogo che le persone siano disposte a credere in essi, se la società stessa svaluta l’importanza del capitale umano, non ci si può aspettare che la media degli individui la trovi da sola. In effetti non esisteva neppure quella comunità eroica dei greci delle origini la quale, seppur divisa nell’eterno conflitto di paternità tra Ateniesi e Spartani, seppe più volte raccogliere l’intera Grecia contro il nemico di sempre, i barbari Persiani sconfiggendoli ma che nulla potè qualche secolo dopo contro Filippo II il macedone. E questo non fu a causa della forza militare di quello che da alcuni, come Demostene, veniva chiamato “βάρβαρος” e da altri, invece, elevato ad un nuovo Eracle capace, attraverso la sua potenza, di riunificare tutte le città stato greche. In realtà quei greci che si opposero al re conquistatore venuto dal nord stavano combattendo, senza saperlo, una battaglia su due fronti: contro l’esercito macedone e contro la Storia stessa, nemico insuperabile. Quella Storia del “ghenos” greco che ormai stava ampliando il suo orizzonte e di lì ad una generazione, con il figlio di Filippo, Alessandro Magno, si sarebbe tramutata quasi nella storia dell’umanità stessa se non fosse per la nascente Roma. L’ellenismo, la più vera e significativa eredità di Alessandro Magno, distruggerà* di li a poco ogni mitica e mitologica distinzione tra greci e barbari con la forza della stessa lingua greca. Con la Sua morte nel 323 a.C. venne segnata la nascita di una nuova società cosmopolita e la fine della gloria delle antiche città stato racchiuse entro i limiti ormai troppo stringenti dell’Attica e del Peloponneso mentre si apriva la stagione delle grandi metropoli orientali dei regni ellenistici; insomma una sorta di “globalizzazione” ante-litteram che di lì a poco segno anche la decadenza della cultura greca. Così avvenne anche per la grande “Respublica” romana con il suo farsi Impero e accadde anche per quel glorioso “Volksgeist” tedesco alla fine della seconda guerra mondiale, così per il colonialismo e così immagino stia avvenendo alla più grande “Respublica” dei nostri giorni che, abbandonando i suoi ideali di: pace, libertà, uguaglianza e felicità, ne ha accolti degli altri, quelli di: “peacekeeping”, “security and prevention” , “free market” ed infine, “consumerism” – a voi il giudizio-. Per concludere è mia intenzione specificare che il senso interpretativo di questa breve dissertazione non è quello di affermare l’importanza di una visione sovranista e nazionalista ma bensì quella di mostrare come alcune finzioni del pensiero, come appunto il concetto di appartenenza ad una comunità, siano quanto mai fondamentali per dare vigore a quel capitale umano senza il quale la nostra esistenza si riduce, appunto, alla ricerca dell’interesse: sintomo dell’inizio della decadenza di una Cultura poichè in esso, come spiegato, si cela la completa svalutazione del capitale umano e dunque “l’anti-cultura”. Infine è la Storia che, da grande maestra qual’è, ci mostra come non vi sia in realtà nulla di mistico, spirituale o eroico in queste comunità di vita che, dalle antiche polis greche a quella che era l’ultima grande Repubblica della storia moderna -fino alla fine del secondo conflitto mondiale-, in nessun caso hanno saputo vincere la prova del tempo ed alla fine si sono rivelate essere un semplice prodotto della finzione umana. Ritornando al discorso iniziale, un società che intrinsecamente contingente elimina il pensiero idealista dalle menti degli individui i quali, come già spiegato, assumo un atteggiamento rivolto esclusivamente al presente. Un atteggiamento di questo tipo elimina il senso di sacrificio e spinge le coscienze individuali a “volere tutto subito” senza avere alcuna concezione di limite.

L’individualismo è strettamente legato al concetto di limite poichè, un individuo che non è regolato da nessuno schema valoriale preciso e costante, in una dimensione in cui nessuno di questi viene sentito veramente proprio, un’individualità del genere, non ha alcuna concezione di limite. Questo tema venne mostrato molto bene da Durkheim nell’opera sul Suicidio in cui elenca tre tipi di suicidio: suicidio egoistico, affettivo ed anomico. Il primo tipo, quello che rispecchia la riflessione di questo capitolo, nasce quando un individuo non possiede degli imperativi sociali che regolamentino le sue aspettative e dunque non trovando limite al suo desiderio, reale o presunto, di felicità questi non riesce a raggiungerla. Questa tensione, portata alle estreme conseguenze, conduce a tale tipo di suicidio per cui il singolo ha aspettative sempre diverse, e solitamente, troppo elevate rispetto al suo posto nel mondo, rispetto alla realtà. Questo, ripeto, nasce quando non sussiste una dimensione sociale che imponga dei limiti e regolamenti l’esistenza dell’individuo entro una determinata realizzazione futura. Per tale motivo Durkheim criticava chi proponesse, tra i militanti socialisti, di aumentare gli stipendi degli operai come misura per combattere la questione sociale. Egli affermava infatti che questo si sarebbe risolto solamente in un aumento delle loro aspettative, bisognava invece eliminare dalle loro menti il presunto diritto a rivendicare di più. Connesso al tema del limite ritroviamo anche quello di agire al presente a sua volta legato intrinsecamente all’individualismo. Un agire di questo tipo ci spinge a “volere tutto e subito!” e spesso questa rivendicazione viene reclamata quasi fosse un diritto, sopratutto dalle nuove generazioni, noi siamo stati educati a questo nuovo “diritto”. Potremmo spingerci ad affermare che la nostra è una società egoistica, secondo i canoni di Durkheim.