Il dialogo tra religioni

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LA NECESSITÀ DEL DIALOGO TRA LE RELIGIONI

Jürgen Habermas, sociologo e accademico tedesco e tra i principali esponenti della Scuola di Francoforte, affermava come l’autorizzazione individuale si trova nel dialogo e, soprattutto, nell’esistenza di un società civile che possa farsi contenitore di questo dialogo. La regola della maggioranza è, poi, posta come assioma fondamentale di questo dialogo ma bisogna sempre cerca di arriva al consenso più amplio, parliamo in tal caso di “democrazia consensuale“, come dire: gli individui sono i massimi conoscitori del proprio interesse, del proprio bene, ma, per fare quello della società, è necessario che essi uniscano i loro punti di vista particolari. La società inoltre finisce per identificare anche la vita delle stesse persone perciò potremmo concludere che: le persone sanno sempre il loro bene ma, a volte, esiste un bene superiore che rifugge le prospettive particolari e che, alla fine, finisce per sostituirsi a loro.

Infondo questo pensiero si ritrova nella “Teoria dei giochi” nella formulazione data da John Nash per quanto riguarda l’economia. Due individui che non si accordassero e, perseguendo esclusivamente i loro interessi, giungerebbero ad un equilibrio dal quale non desidererebbero spostarsi attraverso decisioni unilaterali ma solo attraverso un accordo preso insieme. Non tutti gli equilibri di Nash sono pero degli ottimi sociali, a volte rappresentano addirittura la soluzione peggiore!

Habermas aggiungeva che, quello che lui aveva ribattezzato come “il mondo della vita“, ha una propria logica di razionalità la quale si esprime al meglio nella “logica dell’intesa“, più questa logica si perfezione, più gli individui risolveranno i loro problemi per mezzo del dialogo e più si svilupperà lo spirito democratico. Egli afferma che questa logica necessita di due presupposti per realizzarsi:

  • Possibilità di capire l’altro: si può capire l’altro solo per mezzo del dialogo, bisogna lasciare a tutti la possibilità di esprimere le proprie idee
  • Possibilità di raggiungere un’intesa: Accettare la “messa in discussione” delle nostre “pretese di validità”.

Arriviamo dunque all’argomento di questo articolo: il dialogo ecumenico tra le religioni. Di questo dialogo ne parlano i due filosofi e teologi: Hans Küng e Paul Ricoeur nel saggio. “Il lato oscurerò della fede“. Il punto di partenza da cui questa libretto parte è la constatazione che: il pericolo della violenza si cela alla base di ogni convinzione forte. Spesso inoltre questa violenza deriva dall’insicurezza di coloro che, nel profondo del loro cuore, dubitano essi stessi della loro fede e che, destabilizzati dal confronto con il diverso, le altre religioni, reagiscono con la forza poichè si sentono insicuri loro stessi, per primi:

Spesso, infatti, i più aggressivi, quando si parla di religione, sono coloro che non sono troppo sicuri della loro fede […] In quel momento si sentono minacciati nella loro fede. Ma io non mi sento minacciato nella mia fede e posso tranquillamente discutere con un ebreo , che crede nella propria religione, o con un musulmano che è saldo nella propria fede (Hans Küng)

Ogni religione, se viene vissuta nel “dogma”, appare essere fondamentalista. Una visione dogmatica infatti non è solo quella che si rifiuta di accettare gli altri punti di vista ma, che si rifiuta di accettare persino quei punti di vista che sono condivisi e comuni con le altre religioni. Perciò dunque un cristiano fondamentalista potrebbe non accettare il precetto del “non uccidere” in relazione ad un ebreo, seppur quest’obbligo è comune ad entrambe le religioni, poichè egli trova il fondamento del non uccidere nel sacrificio e nella passione di Gesù Cristo che, però, non appartengono all’ebraismo. Ancora più evidente risulta questo concetto se lo rapportiamo in relazione all’atteggiamento di diffidenza e condanna che il mondo cristiano occidentale rivolse agli atei fino a qualche secolo fa, cito Locke:

Non devono essere assolutamente tollerati quelli che negano che ci sia una divinità. Infatti, né una promessa, né un patto, né un giuramento, tutte cose che costituiscono i legami della società, se provengono da un ateo, possono costituire qualcosa di stabile o di sacro […]

Hans Küng e Paul Ricoeur invece rivendicano l’importanza del razionalismo, nato in Grecia e riscoperto grazie all’Illuminismo nell’Europa della seconda metà del 1700. Nel dialogo tra le religioni è fondamentale, affermano i due studiosi, l’apporto del pensiero critico di coloro che non professano alcuna religione poichè è solo per mezzo di un punto di vista esterno e indipendente che il credente può avere una visione globale della propria fede. Questa visione necessaria per eradicare quella parte di violenza e dogma che allontana coloro che non professano la medesima fede.

“[…] credo che noi abbiamo bisogno della parola dei Lumi. E la grande fortuna del cristianesimo è quella di essersi confrontato fin dall’inizio, grazie alla Grecia e a tutta l’eredità del razionalismo, con questo conflitto, che ho chiamato conflitto tra convinzione – dogma- e critica […] abbiamo bisogno dell’ateo, per comprendere noi credenti, e per comprendere gli altri credenti che hanno credenze diverse dalla nostra” (Paul Ricoeur)

Sulla scia di questo pensiero, si pone anche il pensiero di G. Sartori nel saggio: “La corsa verso il nulla“. Sartori afferma infatti che una delle cause del fondamentalismo islamico è proprio quella di non aver avuto il proprio processo di secolarizzazione, come avvenuto per il Cristianesimo e che – aggiungo- si esplicita nel completo distacco tra la sfera della religione e quella del potere: la religione diventa una questione dei singoli individui, si privatizza. Un’altra caratteristica, di cui ne parla Manilo Graziano nell’opera: “Guerra santa e santa alleanza” è il fatto che l’Islam non ha un’autorità centrale com’è il Papa per i cattolici – come anche per i protestanti e le diverse sette cristiane in America- questo pregiudica il livello di istituzionalità e effettività del dialogo poichè è praticamente impossibile stabilire una dottrina ufficiale, che obblighi tutti i fedeli, se non esiste un’autorità centrale.

Tornando al tema centrale di questo articolo, il dialogo tra religioni, è necessario che si pensi a queste ultime come fossero delle lingue diverse. Spesso le lingue hanno modi diversi di esprimere un determinato concetto, alcune lo esprimono in maniera significativa altre meno. Esistono a volte delle espressioni che sono intraducibili tra una lingua all’altra eppure sono portatrici di grandi verità le quali però rimangono inaccessibili per chi non conosce il linguaggio specifico. Allo stesso modo devono essere viste le religioni, il confronto nasce anche da questa possibilità: comprendere la lingua delle altre religioni per comprendere meglio la nostra.

Solo con la messa in discussione delle proprie convinzioni, le religioni potranno capirsi e raggiungere una intesa. Ed è solo con la critica che si potranno superare quelle differenze relative al dogma alla base della violenza e del fondamentalismo.