Il caso di Davide de Luca ovvero, “Gemitaiz”

Appena qualche giorno fa, più precisamente venerdì 15 giugno, Gemitaiz pubblica una storia nella quale rivolge insulti pesanti verso il Ministro dell’Interno. Senza dilungarci troppo, qui potete trovare il fatto in questione.


Vogliamo iniziare con una riflessione sull’evoluzione del rap in Italia e nel mondo. Questo genere musicale nasceva come espressione di un lamento sociale dal basso verso il potere. Non a caso il rap trova un suo lontano antenato nel “blues” il quale deriva a sua volta dall’espressione “to have the blue devils” ovvero, essere triste, agitato e depresso ( Cfr. wikipedia, Blues).  Il rap dunque non nasce come esaltazione della vita di strada ma come pura constatazione, senza peli sulla lingua, di quanto accade nella vita di tutti i giorni delle persone in fondo alla gerarchia sociale. Certo, si parla di droga, prostituzione, armi etc. ma, non come espressioni fini a se stesse bensì, come crude, ma necessarie, rappresentazioni di questa vita ai margini nella speranza di un cambiamento.

A tal proposito, voglio citare un interrogatorio a Tupac Shakur il quale viene considerato il più grande artista rap mai esistito, se Eminem è il Re, 2Pac – come viene abbreviato il Suo nome – è il Dio.

Tupac si definisce un poeta, il rap deriva dalla poesia e definisce gli altri rapper dei “poeti”

Alle accuse di fare “gangsta rap“, Tupac si difende dicendo di fare “musica rap“, vi è una sorta di presa di distanza da quella vita di strada che, pur rappresentando lo sfondo culturale da cui Tupac traeva le immagini, le metafore e l’ispirazione per la sua musica, non ne rappresenta il fine. Tupac, dopo la tragica morte, verrà considerato alla stregua di un “Cristo nero” per il suo impegno sociale a favore dei diritti dei più svantaggiati a partire dagli afroamericani.

Il rap non dev’essere per forza contro lo Stato e le istituzioni, Tupac considerava la sua musica come una denuncia consapevole, una sorta di rap d’inchiesta contro i soprusi, la corruzione e le tante ingiustizie della vita nei sobborghi delle metropoli americane.

Il Rap nasce per spingere i giovani ad “usare la testa” non ad essere violenti.


Oggi, seguendo quella costante comune alla maggior parte dei fenomeni del XXI sec., anche il rap ha perso la sua vis polemica e si è trasformato in qualche cosa di altro, forse nel suo esatto contrario. Il Trap, evoluzione dai toni più bassi e cupi del rap, rappresenta questa degenerazione stilistico-musicale. Il Trap è una forma di auto celebrazione nella quale si sommano due sviluppi complementari: la perdita della componente critica, l’esaltazione della vita di strada; vita che non è più vista in relazione alle sue difficolta ma bensì come modello di comportamento, elogiata nelle sue brutture.

Se pensiamo quindi al trap in questi termini, si può constatare che la società lo ha trasformato in uno strumento di statica sociale ovvero, strumento utile al perseverarsi immutabile delle gerarchie sociali. Il trap, al contrario del rap, non spinge più i giovani alla critica verso la ricerca del cambiamento bensì, ha elevato da mezzo a fine il topos della vita di strada/criminale. Attraverso due funzioni complementari: i giovani sono, da un lato, spinti a intraprendere la via dell’illegalità – anziché cercare un futuro migliore-, dall’altro a trovare questo “futuro migliore” nella ricchezza dei loro idoli, nell’acquisto di abiti firmati e gioielli. Ciò che però non viene detto a questi ragazzi è che nessuno di loro, in questo modo, otterrà un futuro migliore ma bensì contribuirà al mantenimento di quella, sempre più marcata, divisione tra ricchi e poveri, tra la classe agiata e tutti gli altri.


Tornando al fatto concreto, dopo aver letto questa digressione, dovrebbe apparire quasi scontato il fatto che nessun “collega” di Gemitaiz abbia dato il suo sostegno verso la causa del rapper romano. Il fatto è che a nessun artista interessa più di essere il mezzo e il tramite di un cambiamento, nessuno, caro Davide, verrà ad aiutarti perché a nessuno interessa nulla tranne che il business delle case discografiche e i suoi potenziali profitti.


In merito alla questione del “razzismo”, non credo che la politica di Matteo Salvini si possa considerare razzista, bensì qualcosa del tipo “nazional-populista“. In ogni caso, ritengo che Davide abbia centrato a piena un punto che oggi passa in secondo piano, forse dobbiamo avere paura non tanto del leader quanto piuttosto dei suoi elettori o aspiranti tali. É assolutamente innegabile che la componente maggiore dell’elettorato di Lega scriva quotidianamente frasi razziste. Se quindi non possiamo affermare che il partito sia razzista, o peggio, fascista – perchè questa sarebbe una frase di circostanza detta solo per audience -, non possiamo nemmeno chiudere, non un occhio, ma tutti e due sul fatto che oggi una buona parte degli italiani stia regredendo verso l’oscuro passato del paese. Non ci si spiega infatti come dei ragazzini di 14 anni possano scrivere insulti razzisti sotto i commenti del profilo di Gemitaiz se non ammettendo che tale pensiero sia il frutto di quello dei genitori.

Pur ammettendo i gravi errori del cantante che avrebbe sicuramente dovuto moderare i toni e non cadere nella trappola di quella stessa violenza mediatica, credo che questo sia stato un gesto molto forte se non a livello politico, a livello sociale e musicale. Implicitamente Davide ha infatti costretto ad una scelta il mondo rap/trap e della musica in generale a prendere una posizione: essere solidali quanto meno alla denuncia al razzismo che oggi dilaga tra gli italiani o rimanere indifferenti in una sorta di calma piatta prima della tempesta?