Gocce di Felicità (I)

L’ipotesi della deriva narcisista delle relazioni umane e come porvi rimedio grazie al concetto di “filosimpatia”.

 

Goccedifelicità è la mail di mio nonno, questa piccola trattazione è dedicata a te che da anni vivi nella solitaria ricerca della felicità.


Viandante sul mare di nebbia
Caspar David Friedrich, 1818, Viandante sul mare di nebbia.

INTRODUZIONE: IL CONCETTO O “FASCISMO DEL PENSIERO”

Fin da quando sono piccolo ho avuto una naturale propensione verso l’infelicità. Mi sono interrogato più volte sulla causa e sono giunto alla conclusione che la “colpa” sia da attribuire al mio strenuo idealismo. Le persone come noi sono destinate a questa costante sensazione di tristezza e, a volte, di vuoto. Il vuoto che nasce dal disincanto nei confronti della realtà che ci circonda poichè tendiamo, e ci riesce molto bene, ad idealizzare soprattutto le cose negative. In sostanza spesso facciamo “di tutta l’erba un fascio”. Un idealista è una persona che tende a pensare molto, per definizione: il contrario di una persona pratica. Abbiamo la necessità intrinseca di guardare al futuro e così ci perdiamo il presente, vogliamo creare degli schemi stabili, delle idee sicure, delle astrazioni e tipizzazioni di quelle che sono le nostre esperienze. Per esempio, se veniamo traditi da una persona, prima o poi, ricondurremo quell’atteggiamento all’idea più generale che tutte le persone seguono i propri interessi. Tutti tranne noi, perchè, infondo, siamo pur sempre degli idealisti no? Uno come noi è persino capace di pensarsi perfetto oppure tendente alla perfezione. Non possiamo infatti avere una idea intrinsecamente negativa di noi stessi, se l’avessimo forse sarebbe il caso di cercare un bravo psicologo poichè sicuramente inizieremo a scorgere solo gli aspetti negativi di noi stessi. In ogni caso un individuo felice non può che avere una impressione positiva di se stesso, un idealista felice, come minimo, “più che positiva”. Questo spesso affermando che l’uomo è un essere imperfetto pieno di mille difetti che evidentemente riscontriamo negli altri e nella vita di tutti i giorni ma, sono pronto a scommettere, nessuno di voi idealisti se li attribuirà mai a se stesso, almeno quelli inerenti alla sfera della “morale”. Questo poichè il corpo è l’unica cosa che ci appartiene e che possiamo modificare e disporre a nostro piacimento, avremmo quindi la pretesa di essere immuni da questi difetti o comunque molto meno della media delle persone comuni. Questo atteggiamento deriva dal fatto che per indole tendiamo a seguire dei criteri giudicati universali, parole come: bene, amicizia a giustizia. Impegnati in questa infruttuosa ricerca, ci scordiamo di quanto essa sia soggettiva e arbitraria. Ci giudichiamo diversi dagli altri perchè, almeno noi, siamo proiettati e tesi verso questo limite di perfezione il quale ci spinge a credere che tutti coloro che non hanno le nostre idee, perfette per definizione, siano diversi e sbagliati mentre perseveriamo nell’ignorare le loro. Questo produce solo insoddisfazione e un costante sentimento di delusione. L’essere umano ricerca la felicità, spesso questa viene ottenuta in relazione al bisogno di sicurezza. Se siamo insicuri non siamo felici e viceversa. Una persona come noi trova questa sicurezza nella costante produzione della propria “idea del mondo”, uno schema stabile sulla realtà delle cose che possa essere fonte di una certa assicurazione sul futuro poichè, nella teoria, rende prevedibile l’avvicendarsi degli eventi. Al contrario, un atteggiamento pratico rifugge il pensiero che, in questo caso, è fonte di grande insicurezza. Tenderà ad affrontare i problemi non in anticipo, immaginandoseli in un ipotetico futuro, bensì quando capitano, al presente – al limite per mezzo delle pregresse esperienze pratiche-. Purtroppo noi esseri umani abbiamo una coscienza che ci spinge alla riflessione, che può essere sempre e solo al passato o al futuro, nessuno di noi può pensare al presente, il presente è solo azione. Dunque tappare la nostra coscienza è fonte di malessere allo stesso modo di prevedere costantemente il futuro o non vederselo mai realizzare come lo abbiamo immaginato. Posso pensare come e quanto voglio all’amicizia ma se la infarcisco di troppe previsioni, pensieri personali e soggettivi (poiché ciò che penso io, pur cercando di renderlo quanto più universale possibile, sarà sempre soggettivo) essa non rispecchierà mai la realtà delle cose e tutto ciò ci farà stare solo più male. Anzi, aggiungo, quando vediamo non realizzarsi qualcosa di assoluto, intrinsecamente tendiamo a pensare che sia vero l’esatto contrario. Se quindi la nostra ragazza ci tradisce con un altro ragazzo, avremo sicuramente la tentazione di pensare che, infondo, tutte le ragazze sono tali. Essere idealisti è in se molto pericoloso, la sua degenerazione infatti porta a pensarla in maniera del tipo “aut-aut”, o così o così. L’idealismo non ha mediazione, o quella cosa rispecchia alla perfezione la nostra idea su di essa oppure è il suo contrario, la perfezione non ha sfumature appunto. In conclusione posso sicuramente affermare che questo non è un vivere felice anzi, è un vivere assolutamente malsano. L’inesorabile infrangersi delle idee sulla realtà del mondo ci porta a rifuggire quest’ultimo nella solitudine di noi stessi, l’unico luogo simile ad una idea poiché immune al confronto. Forse travalicando il limite del tema da me posto, l’idealismo che si assolutizza diviene “fascismo del pensiero” il quale, nato nella più pura libertà, viene ora asservito entro gli odiosi limiti del “concetto”. Un’idea a cui è preclusa la possibilità di evolversi smette d’esser se stessa e diviene qualcosa di altro. E Quando tutte le idee d’un uomo si fanno “concetto” allora solo qualcosa di mostruoso può nascervi.