Noi siamo lo Stato?

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La domanda a cui cercherò di dare risposta oggi è proprio questa, lo Stato siamo noi popolo? Credo che ciascuno di noi potrebbe facilmente convenire sul fatto che nessuno può essere singolarmente considerabile come lo Stato; ebbene ciò non corrisponde sempre al vero. In materia di diritto internazionale ad esempio, le azioni di un determinato cittadino possono essere effettivamente imputabili alla responsabilità dello Stato nel caso in cui questo individuo agisca o secondo i suoi poteri di organo pubblico, anche nel caso li travalicasse, o quando questo agisce su controllo e direzione di un particolare Stato. Dopo aver quindi sfatato l’idea che nessuno di noi può essere equiparato allo Stato, almeno sul piano internazionale in limitate e specifiche situazioni in materia di responsabilità, proviamo ora a porci lo stesso quesito a livello di diritto interno.

Potremmo credere dunque che lo Stato, essendo un entità singola, debba essere incarnato da una corrispettiva individualità, diremmo quindi che tale individualità è incarnata dal Presidente della Repubblica. Eppure, ci sbaglieremmo di grosso. Vi è stata una certa evoluzione nel pensiero politico la quale ha rispettivamente visto nascere con Hobbes e Bodin il concetto di Stato e Sovranità assoluta, con Locke il tema dei diritti naturali e dunque tutta la narrazione sui diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino (vita e libertà in primis e poi proprietà, felicità, autodeterminazione etc.), con Montesquieu la separazione dei poteri ed infine Rousseau ci condusse verso il suffragio universale. Questa narrazione è fondamentale per capire come oggi, nell’Italia social-democraitica, non potrà mai esistere un individuo o assemblea unica, nemmeno il Parlamento, che dall’alto delle sue funzioni possa essere paragonato/a allo Stato nella concezione assolutistica del termine.
Secondo il diritto contemporaneo, lo Stato è l’unione di un territorio, di un popolo e di un ordinamento giuridico, la Costituzione e le istituzioni. Chiarita la sua definizione notiamo bene che nemmeno il Popolo, anche se esso si esprimesse in un unico partito con la totalità assoluta dei consensi, potrebbe mai considerarsi lo Stato, figuriamoci una singola persona. Potremmo, a questo punto, pensare che la definizione di Stato come unione dei precedenti tre elementi sia in contraddizione, se non con se stessa, almeno con lo spirito “democratico”. Com’è possibile che nemmeno il popolo intero, riunitosi in assemblea, possa decidere in merito ad alcune leggi costituzionali che mantengono il loro carattere di assoluta immodificabilità. Facciamo un esempio più chiaro: la Costituzione della Repubblica Italiana dichiara, all’articolo 139 che la forma repubblicana non possa in alcun modo essere sottoposta a revisione costituzionale, nemmeno nel caso di un vero e proprio plebiscito. Ad un occhio inesperto questa potrebbe sembrare una grossa contraddizione eppure non lo è affatto infatti, noi spesso diamo una definizione temporale di “popolo” credendo in maniera erronea che esso sia rappresentato solo dai cittadini dell’oggi presente. Ebbene,  come non sempre tutte le decisioni che prendiamo sono dettate da particolari condizioni contingenti così sono alcune decisioni e scelte che il popolo prende la quali fanno capo a ideali precisi che sono immutabili poichè frutto della volontà e non della necessità. Su questa via, l’art.139 viene giustificato, a parere della dottrina, dal referendum costituzionale del 1946 nel quale il Popolo ha preferito la Repubblica alla Monarchia. Se dunque ammettiamo che il Popolo, nel suo insieme, sia ora una perfetta ed infallibile entità morale, non possiamo che concludere che tale decisione in merito alla forma di governo repubblicana sia inabrogabile poichè espressione della volontà stessa del Popolo. Perciò questa perfetta entità morale ed astratta è l’unione dei cittadini presenti, incarnati dalla vivificante e continua produzione del potere legislativo, e dei predecessori i quali si incarnano nelle norme inderogabili dell’ordinamento giuridico e nelle sue istituzioni. 
Abbiamo svolto questa lunghissima divagazione per arrivare a questa specifica affermazione: se nemmeno il Popolo stesso, riunitosi in assemblea nazionale, rappresenta lo Stato nella sua completezza astratta, come questa può essere la prerogativa di un individuo o di un partito che abbia una maggioranza assoluta o, peggio, relativa? Affermazioni del genere, oltre che essere espressione di uno Spirito arrogante e ambizioso, sono anche un affronto alla nostra libertà e a quella piccola parte di Sovranità che noi tutti deteniamo e che dobbiamo conservare con le unghie e con i denti, difendendola da quei briganti che ogni tanto appaiono sul sentiero della Storia universale e che cercano di depredarci della nostra libertà. “L’état, c’est moi“, lo Stato sono io, diceva Luigi XIV mentre istituiva un regime assoluto in Francia.