Tecnocrazia e Totalitarismo: tra ieri e oggi

“[…] a me pare che la scienza regale, avendo la capacità propria della scienza di sovrintendere, non permetterà a tutti coloro che educano e allevano secondo la legge di proporre come esercizio di alcuna cosa che non serva a costruire in chi la esegue un carattere adatto alla sua opera di composizione, bensì prescriverà di far opera di educazione solo in relazione a quelle cose (coraggio e moderazione); e coloro che non sono in grado di avere parte di un carattere coraggioso e temperante e di quant’altro c’è che va nella direzione della virtù e sono invece respinti a forza da una natura cattiva verso l’ateismo, la violenza e l’ingiustizia essa li espelle con la morte e con l’esilio, punendoli cioè con i massimi disonori […] essa li aggioga al genere degli schiavi.
Non vi svelerò subito l’autore di questa breve citazione che ci riporta con la mente a periodi oscuri della storia dell’Occidente, al nazifascismo e alle leggi razziali ma anche alla segregazione razziale e l’apartheid. Potremmo quindi pensare che si tratta probabilmente di un qualche autore tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 in virtù di qualche politica eugenetica sulla scia del Darwinismo sociale. Ma in ogni caso, quale affinità si riscontra tra quanto detto sin ora e il tema della “tecnocrazia“? Semplicemente il topos del primato della scienza nella gerarchia delle cose dell’uomo (società, cultura etc.) in virtù del suo carattere di verità. Questa è la critica che gli esponenti della “teoria critica”, tra cui ad esempio Adorno, muovono al capitalismo il quale nella sua degenerazione positivista si risolve nell’alienazione dell’uomo moderno sotto il dominio della tecnica che invade lo spazio di competenza di altre discipline e ambiti del sapere. Sarebbe però altamente limitativo parlare di scienza solo in relazione ai tempi moderni.
L’autore della citazione proviene infatti dal Politico di Platone, e non a caso. É infatti dall’evoluzione del platonismo, nel corso dei secoli, sopratutto con l’avvio della modernità e lo sviluppo dell’illuminismo, che si generò la volontà di realizzare l’ideale (Platone) nel reale (attraverso la scienza e la ragione). Il topos della società ideale basato sul mito della Repubblica dei filosofi di Platone venne ripreso a più riprese nel corso dei secoli fin da quando, con le guerre di religione, inizio il declino della società medievale e del sistema dei “due soli“, Quello illustrato da Dante nel “De Monarchia“. In sostanza da quando il papato e l’impero entrarono in crisi delegittimando le regole di controllo sociale imposte per circa un millennio dalla Chiesa di Roma per cui, in ogni re legittimo, vi era un mitologico Cesare inviato da Dio per condurre il gregge delle umane genti in attesa della fine dei tempi. In realtà la decadenza di questo sistema era già iniziata ai tempi di Dante quando, da politico quale egli era, già lamentava la dissolutezza morale e la corruzione della Santa sede incarnatesi nella figura di Clemente VIII. Così dall’autonomia generatasi alla fine del Medioevo e dalla rinascita delle scienze e, in primis, del pensiero razionale si produsse tutto un filone del sapere che si concentrava sull’idea di uno Stato ideale. L’iniziatore di questo processo è sicuramente Machiavelli il quale per primo si allontana dall’etica tradizionale cristiana verso la formazione del modella della “Repubblica virtuosa” e del “Principato nuovo“, surrogato della prima in cui tutta la virtù appartiene al Principe che la esercita per il bene dello Stato e la quale si realizza nel “fare grande lo Stato” ossia realizzare la sua potenza con “le arme” sugli altri Stati e formare e accudire i cittadini alla virtù politica contro l’agire fazioso dettato dall’interesse a causa della decadenza, in primis, della Repubblica fiorentina.
Con una rapida accelerazione giungiamo direttamente al 1600 e al 1700 con Hobbes, Locke e Rousseau  e la formulazione del modello di “contratto ideale” che rappresenta un patto fittizio, o meno, tra gli uomini verso la creazione di uno Stato che sappia tutelare la vita dei cittadini (Hobbes), messa in pericolo dallo stato di “guerra di tutti contro tutti” vigente nello stato di natura, i loro diritti naturali (Locke) e la loro sovranità (Rousseau). Successivamente con l’illuminismo e il positivismo giungiamo al completo sviluppo del topos del progresso il quale coincide, per questi pensatori del XVIII e XIX secolo, la storia dell’Occidente stesso e la sua ideale evoluzione morale ed etica verso lo “spirito assoluto” di Hegel il quale coincide con la fine stessa della Storia. Con Kant, prima di Hegel, si ebbe anche l’idea per la quale, al raggiungimento di questo stadio assoluto, l’uomo non avrebbe avuto più bisogno di alcuna legge e regola in virtù della sua capacità di conformarsi, grazie all’evoluzione e al progresso, all’imperativo categorico. Questa virtù avrebbe dunque permesso l’uomo di uscire dallo “stato di minorità“e di poter finalmente autodeterminarsi grazie all’uso del proprio intelletto. Fichte inoltre portò sul piano etico l’idea di imperativo categorico per cui sarebbe la Nazione stessa a dover educare il proprio popolo verso questo “Stato di ragione“.
Ebbene, è proprio da questa volontà di creare la società ideale, che sapesse realizzare il bene comune di tutti i cittadini in una dimensione terrena, che si ebbe poi, nel 1900, il fenomeno dei totalitarismi e l’inizio del periodo più oscuro dell’intera storia dell’Occidente. Il Nazismo fu la spiacevole commistione di concetti passati rielaborati in chiave militaresca e nazionalista, un miscuglio di: potenza (Machiavelli), sangue, popolo e spirito della nazione (volksgeist, Fichte), razionalizzazione e dominino della tecnica ( controllo e mezzi di propaganda di massa, nonché la forza l’esercito tedesco) e in extremis, il topos del progresso che portò grande sentimento di frustrazione e riscossa nazionale a seguito dell’umiliazione post-Prima guerra mondiale. In sostanza la Germania non poteva accettare la sconfitta e l’umiliazione dopo il conflitto mondiale soprattutto in virtù del fatto che il popolo tedesco era sicuramente stato il popolo più progredito dell’Occidente per almeno un secolo e mezzo (tra la fine del 1700 e l’inizio del 1900). Tale rimostranze si unirono anche ad una narrazione pseudo-scientifica, che comunque aveva pretesa di validità scientifica, sulla base dell’eugenetica e del Darwinismo sociale per cui la razza ariana essendo la più evoluta poteva legittimamente pretendere di dominare sulle altre in una scala di gerarchia etnica al cui fondo vi erano, come sappiamo, gli Ebrei. Il nazismo in conclusione, voleva realizzare il bene del popolo tedesco, il suo istinto di potenza, con la pretesa di formare, con il dominio della forza, un impero globale fondato su criteri pseudo scientifici di supremazia etnica della razza ariana sulle altre.
Ritornando a Platone, troviamo con stupore molti dei temi trattati sin ora. Oltre alla precedente citazione sul tema dell’eugenetica si ritrova nel Politico quello stesso processo di alienazione di cui abbiamo parlato precedentemente in relazione al pensiero di Adorno. Egli infatti teorizza, come fece Kant, che l’uomo saggio non abbia bisogno di regole e di leggi poichè esse sono necessarie unicamente per regolare il vivere sociale di coloro che non possiedono tale saggezza, cioè la maggioranza dei cittadini. Se però Kant teorizzava il primato della morale sulle leggi e lo Stato stesso, Platone invece parla di primato della scienza tecnica. Nel pensiero di Platone dunque si ritrova una teorizzazione ante-litteram di quegli elementi identificati dalla “teoria critica” come causa della alienazione dell’uomo i quali presentano l’elevato rischio di degenerare dalla tecnocrazia al totalitarismo.
1. Socrate il Giovane: <<É vero, la legge si comporta nei confronti di ciascuno di noi semplicemente (ἀτεχνῶς) come tu hai detto ora>>
2. Straniero – parlando della costituzione ideale-: <<Che una moltitudine di uomini, quali che siano, non riuscirà mai ad acquisire questo tipo di scienza e a dirigere con intelligenza una città, ma che bisogna ricercare quell’unica costituzione corretta in una piccola frazione, nei pochi, anzi in un solo individuo […]>>
Analizzando infine queste citazioni dal Politico notiamo come nella prima Platone utilizzi il termine ἀτεχνῶς, il quale vuole dire “semplicemente” ma anche senza tecnica ἀτέχνως, con un cambio di accento. Platone sottolinea quindi come le leggi siano semplici per uomini semplici, ossia per uomini che non sono dotati di scienza, rimarcando quindi il primato della scienza politica (che appartiene a chi possiede la tecnica) sulle stesse norme. Su questa scia si basa anche l’idea del primato della forza sulla volontà dei cittadini perciò posta una nuova legge che sia migliore rispetto alle precedenti per verità scientifica allora è giusto che essa venga imposta anche con la forza non curandosi del consenso della stessa tra la popolazione. Nella seconda citazione infine viene esplicitata un’idea simile a quanto detto riguardo la gerarchia tra le norme ed ovvero che chi è migliore deve regnare e a farlo sono in pochi, o addirittura uno solo, poichè l’intelletto è, per sua natura, una facoltà oligarchicamente distribuita tra gli individui.
In sintesi il legame tra tecnocrazia e totalitarismo appare essere profondamente radicato alle fondamenta della nostra cultura Occidentale.